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La trasformazione della sanità in investimento strategico, misurabile sugli esiti clinici, rappresenta la priorità per la competitività della filiera delle scienze della vita. E la forza di un ecosistema interconnesso trasforma il radicamento territoriale in un pilastro fondamentale per la generazione di valore e innovazione. È quanto emerso dall’incontro “Investire in salute”, ospitato nel Campus Roche di Monza, che ha riunito i principali attori del sistema lombardo per confrontarsi sul futuro del life science: istituzioni, industria e mondo accademico.
Oltre alla cornice dei dati presentati nel report di impatto socio-economico di Roche – azienda biotech fondata nel 1896 a Basilea e radicata da oltre 130 anni in Lombardia, in Brianza – che evidenziano un contributo al PIL regionale di 467 milioni di euro e il sostegno a oltre 1.500 posti di lavoro, il confronto si è focalizzato sulla costruzione di un modello di sviluppo integrato capace di generare valore sociale e innovazione per l’intero sistema Paese. Messaggio chiave: investire in salute porta benefici all’economia, all’occupazione e alla collettività.
La transizione verso una sanità basata sugli esiti
«Investire nella salute significa destinare risorse in modo strategico per generare effetti positivi non solo sanitari e sociali, ma anche economici, a beneficio del territorio e della Regione Lombardia, in un’ottica di piena sostenibilità» ha sottolineato Marco Alparone, vicepresidente e assessore al Bilancio di Regione Lombardia, evidenziando che la sostenibilità del Sistema sanitario nazionale richiede il superamento di una visione contabile basata esclusivamente sui volumi di prestazione. Serve, ha detto, una riforma delle regole: «cambiare da volumi a esiti vuol dire modificare completamente le norme: dobbiamo avere degli indicatori di misurazione del valore che devono essere certificati e uniformi».
Questo anche in merito alla diagnostica innovativa: deve essere valutata per la sua capacità di generare risultati clinici certificati, riducendo gli oneri economici futuri del sistema.
«Coniugare efficienza e progresso significa costruire un ecosistema solido, innovativo e orientato al benessere collettivo».
Il territorio come piattaforma di ricerca avanzata
Focus sul territorio che connette industria, istituzioni sanitarie, Pmi e accademia. Il cosiddetto “Modello Brianza” si caratterizza per un’elevata densità di imprese dove la multinazionale svizzera si integra in quel “fazzoletto di terra” con una rete di fornitori locali composta per quasi l’80% da Pmi.
In questo contesto favorevole, si inserisce anche la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza che opera per trasformare l’attività clinica in una piattaforma tecnologica pronta ad attrarre investimenti internazionali nella ricerca. «L’obiettivo è quello di diventare una piattaforma pronta all’uso per le società pharma dove, oltre alle casistiche cliniche dei pazienti, si possano mettere a disposizione campioni qualificati e dati certificati», ha dichiarato Michele Brait, direttore generale della Fondazione.
Capitale umano e sussidiarietà nel welfare
La competitività del comparto è strettamente legata alla qualità del capitale umano, con una quota di laureati che in Roche raggiunge il 75%.
«È un settore che non si limita più a creare posti di lavoro ma che crea opportunità di sviluppo e lo fa attraverso persone altamente formate. Una rete che, come un’infrastruttura invisibile, consente alle competenze del singolo di avere poi un valore collettivo sull’intera territorialità», ha sottolineato Alessandra Gelera, coordinatrice della Filiera life science di Assolombarda e presidente del Cluster tecnologico nazionale scienze della vita Alisei. Le imprese hanno insomma capito che è importante – ma non sufficiente – avere investimenti e macchinari: quello che conta sono le competenze, perché senza di esse l’innovazione non scala.
Le aziende, inoltre, stanno evolvendo verso il ruolo di hub di prevenzione, integrando i servizi di welfare attraverso programmi di screening, vaccinazione e benessere che migliorano la resilienza del territorio. «Le politiche di welfare privato che integrano quelle pubbliche sono diventate dei veri asset strategici di ritenzione dei talenti», ha aggiunto Galera.
Co-progettazione tra accademia e impresa
D’altro canto, il ruolo delle università sta virando verso quello di infrastruttura di innovazione capace di dialogare con il settore privato sin dalle prime fasi della scoperta scientifica. O almeno questo è l’auspicio.
Lo ha evidenziato Monica Diluca, prorettrice alla Ricerca dell’Università degli Studi di Milano, sottolineando la necessità di una partnership precoce tra industria e accademia. «Il settore privato deve inserirsi nella fase iniziale della ricerca scientifica per arrivare, attraverso la co-creation, a un beneficio più rapido per la società civile».
E ha citato Mind, il distretto dell’innovazione alle porte di Milano, quale modello di hub dell’innovazione che favorisce la co-creazione di soluzioni che accelerano il trasferimento tecnologico a beneficio dei pazienti: la prossimità tra centri universitari, istituti scientifici, ospedali, Irccs e aziende farmaceutiche è un asset strategico, perché favorisce l’incontro tra competenze e la collaborazione, elemento fondamentale per innovare (ne abbiamo parlato qui).
Infrastrutture e visione: il modello scalabile per il Paese
La competitività del sistema lombardo – a cui Alparone riconosce la capacità «di generare valore diffuso, duraturo e inclusivo» – rappresenta un modello scalabile capace di ispirare la crescita dell’intero sistema Paese.
«La Brianza è un modello manufatturiero dove micro, piccola, grande impresa e multinazionale sanno interconnettersi in maniera eccezionale», ha enfatizzato Matteo Parravicini, presidente della sede di Monza e Brianza di Assolombarda.
Con un PIL di 35 miliardi di euro, la Brianza dimostra che l’integrazione tra grandi gruppi globali e filiere locali produce una solidità strutturale ed economica superiore alla media. Per mantenere questa attrattività internazionale e trattenere i talenti, è tuttavia fondamentale superare i localismi e accelerare sulle infrastrutture strategiche che colleghino i centri di ricerca ai poli tecnologici e universitari. Lo ha ribadito chiaramente Parravicini. «In un contesto in cui gli shock globali colpiscono l’industria e l’export, il settore della salute si conferma un pilastro di resilienza e competitività. Tuttavia, per mantenere questa attrattività, è necessario un approccio metropolitano che superi i confini comunali per realizzare opere fondamentali. Altrettanto cruciale è la sfida del capitale umano. Le nostre eccellenze non cercano solo spazi, ma talenti; serve quindi una sinergia tra istituzioni, scuola e università per rendere l’intero territorio tecnologicamente avanzato e accogliente. Non esiste un’azienda competitiva se non lo è il territorio in cui risiede: solo parlando con una voce sola ai tavoli decisivi, dove vengono prese le decisioni che impattano sul territorio, potremo garantire che la Brianza continui a essere un polo d’attrazione globale, capace di generare valore economico e sociale» ha concluso.
La priorità per il sistema: il punto di vista industriale
Da Roche, un ulteriore messaggio: riconoscere la sanità come un investimento e non come un costo, rimuovere i vincoli strutturali come il payback farmaceutico (nel 2024 l’azienda ha versato 13,2 milioni di euro di payback a livello regionale, in Lombardia, e 148,3 a livello nazionale), utilizzare la tecnologia per ridurre la burocrazia.


