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Intercettare i tumori della vescica destinati a diventare aggressivi prima che sia troppo tardi. Purificare il sangue dei bambini imitando le strategie molecolari di un batterio patogeno. Trasformare l’ecografia intestinale in uno strumento di precisione grazie all’intelligenza artificiale. Sono alcune delle innovazioni premiate dall’Università Statale di Milano nella quinta edizione di Seed4Innovation, il programma di scouting e accelerazione dei progetti di ricerca (dell’ateneo e dei partner) che ha distribuito 400mila euro a otto progetti selezionati tra oltre 120 candidature. E l’oncologia si conferma protagonista: tre dei cinque progetti finanziati nell’area delle scienze della vita affrontano il cancro da prospettive diverse, dalla prevenzione metabolica alla medicina di precisione, passando per il trasporto selettivo dei farmaci.
La Statale che innova, i numeri della crescita
Negli ultimi tre anni il numero di spin-off è aumentato del 110%, mentre circa il 30% dei nuovi brevetti depositati dalla Statale deriva da progetti nati nell’ambito di Seed4Innovation, lanciato nel 2021 con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di idee innovative per favorirne l’applicazione industriale o commerciale. Complessivamente le nove startup generate finora hanno raccolto investimenti per circa 3 milioni di euro.
«Il successo costante del programma dimostra che siamo stati in grado di costruire un ecosistema efficace, un esempio di network al servizio dell’innovazione che ha saputo collegare il mondo della ricerca con le imprese e i vari attori del territorio» ha commentato la rettrice Marina Brambilla durante la cerimonia di chiusura della quinta edizione.
Dalla call4ideas all’assegnazione del finanziamento, il programma offre ai team selezionati un percorso di mentoring in ambiti strategici come R&D, business development e proprietà intellettuale. E proprio sull’importanza di sviluppare competenze imprenditoriali e di creazione e gestione della proprietà intellettuale è intervenuta, durante la cerimonia, Elisabetta Borello, cofondatrice di Bio4Dreams, l’incubatore certificato di startup innovative nelle scienze della vita, che da cinque anni supporta Seed4Innovation. «Le università sono una fucina straordinaria di idee che possono produrre innovazione concreta. Ma è importante trovare delle strade che possano accelerare la negoziazione, tra le startup e le università, della proprietà intellettuale, perché il brevetto è un asset strategico centrale per la valorizzazione dell’idea e per realizzare il passaggio cruciale dell’idea all’impresa».
Ma vediamo quali progetti in ambito life science hanno conquistato il grant di 50mila euro ciascuno e accedono alla fase di accelerazione, fondamentale per l’avanzamento del progetto.
Tre vie contro il cancro
Prosiblad punta a far avanzare la medicina di precisione nel tumore della vescica. Circa il 75% dei pazienti presenta una forma non muscolo-invasiva con prognosi generalmente favorevole, ma il 20-30% dei casi progredisce verso la forma invasiva del muscolo vescicale, dove la sopravvivenza crolla drasticamente. I parametri anatomici e clinici tradizionali faticano a identificare quali tumori evolveranno, costringendo a trattamenti e sorveglianza intensivi. La firma multigenica, sviluppata dal team (Salvatore Pece, Nicola Fusco, Gennaro Musi, Giuseppe Renne, Daniela Tosoni e Gianluca Vago) dell’Università Statale e Istituto Europeo di Oncologia, identifica uno stato tumorale aggressivo determinato dalla perdita o iperattivazione di specifici fattori molecolari. Validata su oltre 500 pazienti, Prosiblad non si limita a stratificare il rischio di recidiva e progressione ma offre anche capacità predittiva per la risposta alla terapia intravescicale.
Focus punta invece sul trasporto selettivo dei farmaci verso il tessuto tumorale. Molti composti antitumorali sono efficaci ma vengono somministrati in modo sistemico, raggiungendo solo parzialmente il tumore e causando tossicità rilevanti nell’organismo sano. Il team coordinato da Alessandro Villa, Paolo Ciana, Vincenzo Mazzaferro e Saverio Minucci propone una piattaforma capace di riconoscere e raggiungere selettivamente il tessuto tumorale. L’applicazione iniziale riguarderà le metastasi epatiche da tumore del colon-retto, ma la tecnologia è progettata per essere estesa ad altre patologie oncologiche.
Mentre Liverdeg guarda alla prevenzione a monte. Il carcinoma epatico può nascere come conseguenza di condizioni metaboliche associate a sovrappeso, diabete e alterazioni del metabolismo, che possono evolvere fino a danno epatico avanzato e cancro. Il progetto del gruppo di Carlo Matera, Stefano Biffo, Elena Corradini e Luca Valenti sviluppa piccole molecole che agiscono su meccanismi cellulari coinvolti nella progressione della malattia, per ridurre l’accumulo di grasso nel fegato, l’infiammazione e la fibrosi.
Quando il batterio diventa maestro
Biomheme porta un’innovazione nella purificazione del sangue, ispirandosi a una proteina batterica. L’emolisi intravascolare, la rottura anomala dei globuli rossi che causa il rilascio di emoglobina libera nel plasma, può verificarsi in diverse condizioni: dalle malattie infettive ai disturbi genetici e autoimmuni, fino ai trattamenti extracorporei come la dialisi. L’emoglobina plasmatica libera provoca danni gravi: insufficienza renale, vasocostrizione, trombosi e stress ossidativo.
Non essendo disponibili sistemi efficienti di cattura, il team guidato da Sara Pellegrino ha sviluppato un dispositivo basato su un approccio biomimetico ispirato a una proteina di Staphylococcus aureus che lega specificamente l’emoglobina umana. La struttura tridimensionale del complesso naturale viene sfruttata come modello molecolare per sviluppare peptidi capaci di sequestrare l’emoglobina libera in modo mirato. Il principale ambito di applicazione riguarda le complicanze legate all’emolisi nei pazienti pediatrici. Obiettivo: realizzare nuovi sistemi di purificazione del sangue in grado di riconoscere e rimuovere in modo mirato le sostanze responsabili del danno biologico.
L’intelligenza artificiale potenzia l’ecografia
VAI-US affronta un problema diagnostico. L’ecografia intestinale rappresenta un’alternativa indolore alla colonscopia per i 7 milioni di pazienti al mondo con malattie infiammatorie intestinali croniche, ma il suo utilizzo è limitato dalla soggettività nell’interpretazione delle immagini. Il software di intelligenza artificiale sviluppato da Daniele Noviello e colleghi tra Università Statale e Fondazione Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico potenzia gli ecografi esistenti, permettendo di quantificare con precisione la vascolarizzazione intestinale, un segnale precoce di infiammazione spesso difficile da valutare a occhio nudo. Trasformando immagini complesse in un punteggio oggettivo, VAI-US fornisce ai gastroenterologi uno strumento per decidere rapidamente se una terapia sta funzionando.


