Pazienti oncologici: i costi della malnutrizione. Si chiede il riconoscimento degli alimenti a fini medici speciali nei LEA

Pazienti oncologici: i costi della malnutrizione. Si chiede il riconoscimento degli alimenti a fini medici speciali nei LEA

di La Redazione
Immagine di La Redazione

La Redazione

Perché ne stiamo parlando
È stato presentato oggi in Senato uno studio di farmacoeconomia sui pazienti oncologici malnutriti: a fronte di 50 milioni di investimento annuo, si stimano 95 milioni di costi evitati. Per questo, clinici e pazienti rivendicano l’importanza dell’accesso uniforme alla nutrizione clinica e il pieno riconoscimento nei LEA.

Getting your Trinity Audio player ready...

La malnutrizione costa, non solo alla salute. I risultati preliminari di uno studio, promosso dall’Unione Italiana Food, condotto da Maurizio Muscaritoli e Paolo Sciattella e presentato oggi in Senato, evidenziano che la somministrazione di alimenti a fini medici speciali ai pazienti oncologici malnutriti genera un risparmio netto per il sistema sanitario stimato in 45 milioni di euro all’anno: a fronte di un investimento di 50 milioni, si eviterebbe di spendere circa 95 milioni di euro per riospedalizzazioni, accessi al pronto soccorso e visite di controllo. Perché il paziente ben nutrito va meno incontro a complicazioni (e non solo).

Secondo Paolo Sciattella, professore alla Facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, «i risultati dello studio indicano che la malnutrizione nei pazienti oncologici di nuova diagnosi è un importante fattore di incremento del consumo di risorse sanitarie. L’impiego dei supplementi nutrizionali orali in questa popolazione appare una strategia clinicamente rilevante ed economicamente sostenibile, in grado di generare un ritorno dell’investimento già nel primo anno». E in tal senso ha evidenziato che «le valutazioni economiche rappresentano uno strumento fondamentale per supportare le decisioni di allocazione delle risorse sanitarie».

Conseguenze cliniche della malnutrizione

Oltre il 50% dei pazienti oncologici presenta alterazioni dello stato nutrizionale al momento della prima visita, prima dell’inizio delle terapie. E la mancanza di un intervento tempestivo compromette la risposta ai trattamenti.

Lo studio in questione si è concentrato in particolare sui tumori del distretto testa-collo, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del fegato e del polmone.

«Le evidenze scientifiche – ha spiegato Maurizio Muscaritoli, presidente della Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo – indicano in modo consolidato che perdita di peso involontaria, riduzione degli apporti alimentari e perdita di massa muscolare sono predittori indipendenti di prognosi negativa: riducono la sopravvivenza, aumentano il rischio di tossicità dei trattamenti, le riospedalizzazioni, la durata dei ricoveri e compromettono la qualità di vita».

Il ricorso agli alimenti medici a fini speciali – sotto controllo medico, all’interno di percorsi appropriati di prescrizione e monitoraggio – permette di coprire i fabbisogni nutrizionali quando la dieta ordinaria risulta insufficiente. «Sono strumenti validi, sicuri e costo-efficaci» ha ribadito Muscaritoli. «Per questo la nutrizione clinica deve essere considerata parte integrante del percorso terapeutico oncologico».

Disomogeneità nell’accesso agli alimenti a fini medici speciali

La gratuità di questi prodotti però non è ancora garantita in modo uniforme, a causa del mancato inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): dipende dalle normative regionali e dalle organizzazioni delle singole ASL. E così alcuni pazienti sono costretti a sostenere costi di tasca propria, affrontare iter burocratici complessi o rinunciare al trattamento.

«La nutrizione clinica in oncologia costituisce una concreta opportunità per migliorare la vita dei pazienti» ha ribadito Luca Cordaro, presidente del Tavolo Nutrizione Medica di Unione Italiana Food, sottolineando che è quindi prioritario superare le disuguaglianze regionali e «intervenire precocemente e in modo appropriato per migliorare gli esiti clinici, evitare complicanze e ridurre il costo per il SSN».

Stesso messaggio da parte di Francesco De Lorenzo, già presidente della Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo): «fornire subito e in modo sistematico questi supplementi nutrizionali ai nuovi pazienti a rischio non è solo una spesa, ma un investimento sostenibile». Lo ha detto sottolineando come gli studi condotti evidenziano che «il costo dei supplementi viene ampiamente compensato dal risparmio sui costi dei ricoveri e delle complicazioni evitate». E su questo fronte ha evidenziato l’impegno della Favo: lavorare, insieme alle società scientifiche di riferimento, per l’inserimento degli alimenti a fini medici speciali nei LEA.

Obiettivo condiviso

Il riconoscimento della nutrizione clinica come parte integrante del percorso di cura – è stato evidenziato durante l’incontro in Senato – è quindi una necessità per la tutela dei pazienti fragili. E, sempre per la tutela dei pazienti, Ugo Della Marta, direttore generale dell’igiene e della sicurezza nutrizionale del Ministero della Salute, ha ribadito che «gli alimenti a fini medici speciali devono essere utilizzati secondo criteri di appropriatezza, sulla base di una prescrizione e di un monitoraggio clinico, affinché possano rispondere realmente ai bisogni nutrizionali dei pazienti». E ha ricordato l’impegno del Tavolo nazionale sulla sicurezza nutrizionale, per raggiungere «l’obiettivo dell’erogabilità uniforme su tutto il territorio nazionale».

Keypoints

  • Nutrizione clinica in oncologia: un investimento a elevato ritorno: questo il titolo dell’incontro oggi in Senato per presentare i risultati preliminari di uno studio che mostra come la nutrizione clinica nei pazienti oncologici malnutriti migliori gli esiti di salute e riduca i costi per il Servizio sanitario nazionale.
  • Lo studio stima che un investimento di 50 milioni di euro in alimenti a fini medici speciali consentirebbe un risparmio netto di circa 45 milioni di euro all’anno, evitando ricoveri, accessi al pronto soccorso e visite di controllo.
  • Oltre il 50% dei pazienti oncologici presenta già alterazioni dello stato nutrizionale alla diagnosi. La malnutrizione aumenta il rischio di complicanze, riduce l’efficacia delle terapie e peggiora la qualità di vita.
  • Gli esperti hanno ribadito che gli alimenti a fini medici speciali, prescritti e monitorati dal medico, rappresentano una strategia clinicamente efficace e sostenibile e dovrebbero essere parte integrante del percorso di cura oncologico.
  • L’accesso a questi prodotti resta però disomogeneo sul territorio nazionale, perché non sono ancora inseriti nei LEA. I partecipanti all’incontro hanno chiesto di superare le differenze regionali per garantire a tutti i pazienti un accesso equo alla nutrizione clinica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri articoli

Iscriviti alla nostra newsletter

Rimani aggiornato su tutte le novità