Valeria Fascione: «La Campania è una piattaforma di open innovation. Così è cresciuto il nostro ecosistema life science»

Valeria Fascione: «La Campania piattaforma di open innovation. Così è cresciuto il nostro ecosistema life science»

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
La Campania promuove lo sviluppo e la competitività del territorio puntando su open innovation e collaborazione pubblico-privato. Fascione racconta la strategia che ha trasformato la regione in un hub per startup

«Le startup sono uno strumento di politica industriale, perché portano innovazione nelle imprese e più in generale sul territorio». Lo afferma Valeria Fascione, prima assessora in Italia, nel 2015, con delega alle startup.

E, come spiega a INNLIFES, la Campania da anni investe e scommette sulle nuove idee, sostiene la nascita di imprese innovative e punta su una strategia di open innovation per stimolare contaminazioni virtuose tra imprese, università, centri di ricerca, startup, pmi e facilitatori dell’innovazione, «per una reale crescita del territorio».

Strategia che ha funzionato. «Siamo la prima regione in Italia per tasso di crescita di startup innovative e per startup under 30; e con oltre 1.500 realtà attive, siamo la seconda regione dopo la Lombardia, che è la capitale economica d’Italia».

«Ogni piccola storia – spiega l’assessora a ricerca, innovazione e startup della Regione Campania – può diventare una storia di successo, e dare il primo incoraggiamento a una bella idea può fare la differenza. Lo dico, per esempio, pensando a Unobravo, beneficiaria di un investimento iniziale di Regione Campania, che l’ha supportata nel muovere i primi passi per la progettazione della piattaforma proprietaria, e poi è decollata in Europa con CDP e il boost di investitori privati».

Creare un ambiente collaborativo e valorizzare il capitale umano e tutto l’ecosistema ricerca e innovazione regionale sono le leve strategiche dell’Alleanza per l’Innovazione, strategia della Regione per lo sviluppo e la competitività del territorio.

Fascione, perché la Campania ha avviato un modello di open innovation territoriale?

«È nato da un’esigenza pragmatica, perché nel corso di tutte le iniziative che abbiamo promosso sul territorio, in particolare gli hackathon, per dare opportunità ai ragazzi di confrontarsi con sfide lanciate dalle grandi aziende, ci siamo resi conto che arrivati a una demo o a un’ipotesi progettuale, non si riusciva poi a completare il percorso di sviluppo di un nuovo prodotto.

Quindi, abbiamo sentito l’esigenza di creare un luogo dove poter lavorare alle sfide dell’innovazione poste dalle grandi aziende con tempi e strumenti adatti. Per questo è nata la prima piattaforma di open innovation regionale. Un marketplace in cui imprese e il settore pubblico possono trovare le risposte alle loro esigenze di innovazione e una vetrina dei talenti con invenzioni, scoperte e prodotti innovativi.

Poi, circa tre anni fa, abbiamo sentito l’esigenza di upgradare questa piattaforma con l’intelligenza artificiale, per estendere lo sguardo a livello comunitario. Quindi ai programmi Horizon, alle call pubbliche, anche della Commissione europea. Per vedere, di volta in volta, se su quei prodotti innovativi ci sono, per esempio, già dei brevetti. E tuttora la piattaforma resta uno strumento molto utile, un ambiente collaborativo per promuovere l’innovazione: consente di creare percorsi privilegiati per le startup, affinché entrino nei canali industriali, in contatto con le grandi aziende.

L’open innovation, in fondo, è un modo smart e agile di mettere in contatto startup e grandi aziende e di avviare collaborazioni, andando anche oltre l’applicazione, nell’ambito del processo industriale, della soluzione proposta in risposta a una esigenza di innovazione di un’impresa».

Quali sono i principali strumenti attivati per facilitare il matching tra domanda e offerta di innovazione, promuovere una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, attrarre investimenti mirati e favorire la crescita delle startup?

«La nostra piattaforma di open innovation è una piattaforma informatica, ma rappresenta la policy e la strategia che c’è dietro. Noi immaginiamo la Campania come una piattaforma di open innovation, che sia inclusiva e luogo di atterraggio di investimenti sull’innovazione, una piattaforma di opportunità per i ragazzi, gli studenti, i ricercatori, le startup. Il capitale umano è la leva di innovazione, e noi con diversi strumenti, come per esempio i dottorati industriali, gli hackathon, il sostegno alle startup, gli interventi nelle scuole per portare laboratori di apprendimento innovativo, puntiamo alla valorizzazione del capitale umano.

Cerchiamo di tirare fuori dai cassetti brevetti, progettualità, startup e accompagniamo i progetti nella crescita, nell’evoluzione del TRL. A questi percorsi si affiancano ovviamente gli interventi più strutturati per sostenere la ricerca e il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’impresa».

E il trasferimento tecnologico è fondamentale per creare valore, economico e sociale, dalla ricerca scientifica. Come agevolarlo?

«Nei miei primi cinque anni del mio mandato non avevo la delega alla ricerca, ma all’innovazione, alle startup e all’internazionalizzazione. E in quegli anni ho lavorato per trovare metodi, progettualità, strumenti utili per far dialogare questi due mondi, che si incrociano ma non in maniera strutturata e continuativa, se non accompagnati da una opportuna strategia. E proprio per il settore delle Life Sciences siamo riusciti a mettere in campo degli strumenti importanti.

Con il Flagship Program Life Science, abbiamo investito per esempio 180 milioni di euro lungo tutta la filiera, per supportare la lotta alle patologie oncologiche. Abbiamo finanziato infrastrutture, piattaforme tecnologiche, progetti di trasferimento tecnologico, startup. E oggi, anche grazie al PNRR, abbiamo in Campania, nel campus universitario della Federico II di San Giovanni a Teduccio, la sede del Cineca e il secondo supercalcolatore Leonardo che, con l’intelligenza artificiale, ci aiuta ad accelerare la ricerca e l’innovazione anche in campo salute. La Dompè è partner di questo programma, perché proprio a Napoli ha il laboratorio di sviluppo della piattaforma Exscalate. E anche la Merck sta completando i lavori per trasferire a San Giovanni i progetti di ricerca e innovazione sulla fertilità, perché a San Giovanni si lavora sui dati, sull’intelligenza artificiale e c’è la possibilità di attingere a un capitale umano qualificato»

Ha citato Dompé e Merck: la Regione Campania si sta sempre più affermando quale un hub d’innovazione nel settore scienze della vita?

«Sì, perché abbiamo un ecosistema molto solido, sia dal lato centri di ricerca e università, sia dal lato grandi imprese e startup. Possiamo vantare, per esempio, una presenza importante di aziende farmaceutiche. Solo Novartis, che è il fiore all’occhiello regionale, esporta ogni anno, 6-7 miliardi di farmaci in 180 paesi. Numeri che possono far comprendere la dimensione dell’impatto che ha sul territorio. Proprio in Campania, a Torre Annunziata, Novartis ha uno dei più importanti poli industriali del Gruppo e ha aperto il primo Life Sciences Campus, dove abbiamo lavorato insieme per attrarre startup, centri di ricerca e progettualità in linea con l’idea di un campus per l’innovazione farmaceutica e per le scienze della vita in generale. Per esempio, una delle prime startup arrivate è ABzero, un’azienda di Pisa specializzata nel trasporto rapido e sicuro con i droni di materiale farmaceutico e biologico.

Dompè, Merck, Novartis, ma anche Damor farmaceutici: tutte queste aziende lavorano con le nostre università – la Federico II, la Vanvitelli, l’Università di Salerno… – e con tutti gli stakeholder dell’ecosistema, perché ormai è chiaro a tutti che l’apertura alla collaborazione fa la differenza.

E nel nostro ecosistema life science ci sono il Cnr, che ha tanti dipartimenti impegnati sulle scienze della vita, l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Pascale, dove lavora un’eccellenza mondiale come Paolo Ascierto, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Napoli che sviluppa biomateriali per applicazioni nel settore biomedico. Noi cerchiamo di raccordare queste eccellenze e convogliare l’altissima qualità della ricerca su strategie comuni».

Assessora, ha detto che il capitale umano è fondamentale, senza non si fa innovazione. Proprio recentemente avete messo in cantiere nuovi interventi, per un investimento complessivo di 25 milioni, a sostegno della formazione. Di cosa si tratta?

«Il primo luglio abbiamo lanciato quattro nuovi strumenti, gli ultimi di tanti. 10 milioni saranno destinati ai dottorati industriali, che sono uno strumento che permette alle università di progettare i percorsi di formazione e ricerca direttamente con le aziende. Così imprese e centri di ricerca si confrontano e lavorano insieme su tematiche di interesse comune, con l’obiettivo di facilitare l’ingresso dei ricercatori nei settori produttivi più dinamici. 10 milioni saranno destinati alle borse di studio per le Academies internazionali in ambito Ict e digitale. La nostra academy internazionale più famosa è quella di Apple, nel campus di San Giovanni.

Dal 2016 sosteniamo con borse di studio tutti i ragazzi che partecipano annualmente al percorso realizzato congiuntamente dall’Università Federico II e Apple. Finora ne hanno usufruito 2700 ragazzi – 360 l’anno -, il 45% proveniente dall’estero: è un modo per attrarre talenti da tutto il mondo.

Il terzo strumento si chiama “Misure di rafforzamento dell’ecosistema innovativo” ed è un programma che coinvolge università, incubatori e acceleratori, con l’intento di favorire la nascita e la crescita di startup ad alto contenuto tecnologico. In pratica, sosteniamo i dipartimenti universitari affinché possano tirar fuori dai cassetti possibili brevetti, prouf of concept, idee che si possano trasformare in impresa.

Ma anche in questo caso nostro target sono i ragazzi che hanno delle idee e saranno poi accompagnati dalle università, dal punto di vista tecnologico, e da incubatori e acceleratori, dal punto di vista imprenditoriale nei percorsi di accelerazione d’impresa. Infine, abbiamo cofinanziato il progetto IUPALS della Crui, per sostenere il diritto allo studio degli studenti palestinesi, attraverso borse erogate dalle università campane aderenti»

Come si concludono i percorsi di accelerazione?

«I percorsi terminano con lo sviluppo dei business plan o con la definizione dei progetti d’impresa, con team completi e un assessment dal punto di vista tecnologico. I progetti possono poi accedere a ulteriori finanziamenti che mettiamo in campo per sostenere la nascita e il consolidamento delle startup. Nel 2023, per esempio, abbiamo concluso 20 percorsi di accelerazione, e poi abbiamo messo in campo 30 milioni di euro a supporto della nascita e della crescita delle startup. E tra le startup nate grazie a questi strumenti, ce ne sono molte attive anche in ambito life science».

Keypoints

  • Valeria Fascione, assessora a Ricerca, Innovazione e Startup della Regione Campania, coordina la strategia regionale che pone le startup al centro delle politiche industriali.
  • La Regione Campania ha sviluppato un modello di open innovation per connettere imprese, università, centri di ricerca e giovani talenti.
  • La Campania è prima in Italia per crescita di startup innovative e startup under 30 e seconda per numero complessivo dopo la Lombardia.
  • Con il Flagship Program Life Science, sono stati investiti 180 milioni in progetti e infrastrutture per salute e biotech.

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