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Open Accelerator: il programma di accelerazione di Zcube (Zambon) punta sulla FemTech per migliorare la salute delle donne

Perché lo abbiamo scelto
Zcube, Zambon Research Venture, è il nostro incubatore del mese. Ha avviato Open Accelerator, call aperta fino al 16 giugno per le startup che sviluppano Female Technology.

Open Accelerator: il programma di accelerazione di Zcube (Zambon) punta sulla FemTech per migliorare la salute delle donne
Federica Destro, External Innovation & Community Manager, Zcube, Zambon Research Venture

Si chiama OpenZone il campus scientifico alle porte di Milano dedicato alla salute. Creato dal gruppo Zambon, ospita imprese impegnate nei settori della biotecnologia e della farmaceutica, delle terapie avanzate e dell’ICT. Un campus di 37mila metri quadrati, che aggrega competenze diverse “con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di un ecosistema orientato all’innovazione e alla ricerca”.

In questo contesto e dalla volontà di collaborare per crescere insieme, nel 2016 è nato Open Accelerator: il programma di accelerazione con cui Zambon supporta la crescita di imprese innovative attraverso un approccio orientato all’innovazione aperta.

Open Accelerator punta sulla FemTech

Quest’anno sono chiamate a raccolta startup e idee imprenditoriali che mirano a sviluppare servizi e prodotti per la tutela della salute della donna: dalla ginecologia alla salute cardiovascolare, dall’oncologia all’endocrinologia, dalla salute riproduttiva a quella mentale. La FemTech abbraccia infatti diversi aspetti della vita di una donna e, secondo Werner Vogels, CTO di Amazon, è una nicchia di mercato destinata a decollare.

Female Technology, dunque, al centro della quinta edizione del programma di accelerazione Open Accelerator. Il perché di questa scelta lo abbiamo chiesto a Federica Destro, External Innovation & Community Manager di Zcube, Zambon Research Venture.

“Quest’anno vogliamo puntare su startup che si prefiggono di sviluppare idee innovative per rispondere alle esigenze mediche della popolazione femminile. Di fatto è un mercato in forte crescita alimentato da una nuova consapevolezza. La ricerca scientifica ha a lungo ignorato che donne e uomini sono diversi. Per esempio, in ambito cardiologico sappiamo che i sintomi di infarto sono completamente diversi tra uomini e donne, così come diverse sono le esigenze terapeutiche post infarto al fine di evitare ulteriori episodi. Parliamo, quindi, di un ambito che ha bisogno di innovazioni per migliorare gli standard di cura. E, d’altra parte, le donne stesse oggi sono più aperte nel comunicare e nel mettere al centro del dibattito pubblico i problemi tipici della salute femminile: problemi del pavimento pelvico, menopausa, ecc. C’è quindi bisogno di rispondere a queste esigenze. Anche perché le donne oggi più che in passato godono di autonomia economica e hanno la possibilità di prendersi cura della propria salute acquistando, per esempio, medical device. Insomma, c’è un mercato nuovo da soddisfare”.

La FemTech dunque è un mercato che avanza.

“Sì, parliamo di diagnostica, di medical device, di nutraceutica. Ci sono per esempio diversi nutraceutici per incrementare la fertilità, per ridurre l’impatto dei sintomi della menopausa… E ci sono nuove opportunità terapeutiche per migliorare il tono del pavimento pelvico in combinazione ai farmaci standard, per prevenire o ridurre le infezioni urinarie. Insomma è un ambito che sta crescendo e suscita interesse.

Proprio dal settore FemTech arriva, per esempio, la startup Hyivy Health, azienda canadese su cui abbiamo investito a seguito del nostro programma di accelerazione, che sta sviluppando un medical device per la riabilitazione del pavimento pelvico, per migliorare l’elasticità dei tessuti. Seguendo questa startup, in cui abbiamo investito nel seed round e nel round successivo, abbiamo riscontrato un grande interesse”.

Federica Destro, com’è strutturato il programma di accelerazione?

“La prima fase è quella dello scouting, sia attivo sia passivo. Siamo appena stati, per esempio, a Barcellona dove abbiamo incontrato una ventina di startup e i principali centri di innovazione nelle scienze della vita della Catalogna: BioCat, CataloniaBio, Barcelona Health Hub, il parco scientifico della città, e abbiamo preso contatti con aziende che si occupano di innovazione nell’ambito della salute della donna. Oggi apriamo la call e fino al 16 giugno raccoglieremo le application e quindi tutte le informazioni utili per poter valutare quali progetti accelerare. Al termine della fase di selezione saranno individuate fino a 5 startup su cui investiremo 100.000 euro ciascuna, attraverso un accordo di tipo SAFE (Simple Agreement for Future Equity).

A partire da settembre, poi, le startup selezionate accederanno a un programma di formazione e mentoring con professionisti e professioniste del settore, su tematiche importanti per il loro sviluppo: business development, venture capital, proprietà intellettuale, trial clinici, sistema regolatorio, marcatura CE e market access, questioni di privacy e di cyber security.

Il programma terminerà a fine novembre nel nostro campus OpenZone con ulteriori giornate formative su business e financial plan, equity negotiation, drafting del term sheet, exit e post deal governance. E a chiusura dei lavori, si svolgerà il Demo Day dedicato alla presentazione delle startup e dei progetti. Vi parteciperanno diversi fondi di venture capital internazionali che fanno parte del nostro network. Le startup selezionate avranno anche modo di conoscere i direttori delle nostre business unit interne per valutare possibili collaborazioni con l’azienda”.

Conferma che le startup sono una linfa vitale per l’innovazione?

“Certo. La visione del paziente oggi è sempre più olistica, e oltre al farmaco è importante pensare a diversi servizi da offrire che possano aiutare il paziente a gestire la malattia. Zambon lavora ogni giorno per innovare sia la cura che il prendersi cura per migliorare la vita dei pazienti: la mission originale è Innovate cure and care to make patients’ lives better. Come gruppo crediamo sia importante occuparsi della salute delle persone offrendo anche moderne soluzioni di assistenza domiciliare: Careapt, per esempio, una startup nata da Zcube, offre un servizio di telemedicina e teleriabilitazione a supporto dei pazienti di Parkinson e dei caregiver delle persone con demenza, con l’obiettivo di trasformare la cura delle malattie croniche in un’esperienza di relazione e attenzione alla persona. Il settore va sempre più in questa direzione e per farlo si fa leva sull’open innovation”.

Da quale esigenza e con quale finalità è nato il programma di accelerazione?

“Open Accelerator nasce da un cambiamento nel modello di business. Zcube è il Research Venture del gruppo Zambon, nato nel 2003, per esplorare il mondo dell’innovazione e della ricerca nel campo delle scienze della vita. Inizialmente Zcube ha investito direttamente in startup e in progetti di ricerca di alcune grandi università. Poi, nel 2016, per volontà della Presidente Elena Zambon è stato creato l’acceleratore per approcciare in modo diverso il mondo delle startup e supportare lo sviluppo delle loro innovazioni.

Inizialmente è stato fatto un pilot a livello italiano, poi nel 2017 abbiamo lanciato la call a livello internazionale e oggi siamo molto soddisfatti delle collaborazioni con le startup che abbiamo in portafoglio. La maggior parte sta crescendo, ha raccolto ulteriori round di finanziamento, sono aziende interessanti che contribuiscono alla crescita dell’ecosistema dell’innovazione.

Di fatto, Open Accelerator è nato dalla spinta e dalla volontà di implementare una visione di impresa aperta all’esterno, usando l’open innovation come leva di crescita imprenditoriale e culturale. E, infatti, parte del programma di accelerazione si svolge nella nostra sede, all’interno del campus scientifico OpenZone, creato per promuovere una community dinamica e favorire l’accesso a competenze e capitale. Nel campus ci sono oltre 30 imprese e gli “zoner”, come noi chiamiamo gli insediati, collaborano come mentor al programma di accelerazione guidando le startup nel percorso imprenditoriale e, a volte, mantenendo vivo negli anni il rapporto di collaborazione e partnership.

In altre parole, Open Accelerator è un tassello dell’ecosistema di open innovation che ormai Zambon ha consolidato nel corso degli anni”.

La nuova call è aperta fino al 16 giugno. Chi può partecipare?

“La call è aperta a livello internazionale a startup create da meno 5 anni, imprenditori, ma anche clinici che hanno idee innovative per soddisfare alcune esigenze mediche che loro stessi riscontrano nella pratica clinica, ma non sanno come trasformarle in impresa”.

Keypoints

  • Aperta fino al 16 giugno la call for application del programma di accelerazione Open Accelerator di Zcube
  • Zcube è il Research Venture del gruppo  Zambon
  • L’edizione 2024 di Open Accelerator punta sulla FemTech per migliorare la salute delle donne
  • Open Accelerator supporta la crescita di imprese innovative attraverso un approccio orientato all’innovazione aperta
  • Al termine della fase di selezione saranno individuate fino a 5 startup a cui sarà destinato un finanziamento di 100.000 euro ciascuna
  • Parte del programma di accelerazione si svolge da OpenZone, il campus scientifico alle porte di Milano dedicato alla salute

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