Acceleratori e incubatori in Italia: è in atto un cambiamento. Il cambiamento in atto rilevato dal report di Social Innovation Monitor

Acceleratori e incubatori in Italia. Il cambiamento in atto rilevato da Social Innovation Monitor

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

Perché ne stiamo parlando
Più di 5mila startup incubate, un fatturato di oltre 600 milioni e 1,7 milioni raccolti, in media, dalle imprese supportate da ogni incubatore. Ecco i dati del report di Social Innovation Monitor e Politecnico di Torino e le prospettive future dell’ecosistema imprenditoriale Italiano.

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Il dato che salta all’occhio è la loro contrazione. Nel 2024 il numero di acceleratori e incubatori è sceso da 239 (nel 2023) a 203.

Lo rileva il report realizzato da Social Innovation Monitor, un team costituito da diverse università con focus su innovazione e imprenditorialità, insieme al Dipartimento di ingegneria gestionale e della produzione del Politecnico di Torino, e con il supporto di InnovUp, PNI Cube, Italian Competence Center for Social Innovation (ICCSI), Fondazione Giacomo Brodolini e Social Innovation Teams (SIT).  

Fallimento, pivot e fusioni  

Quali le motivazioni? «Nel 50% dei casi si tratta di chiusure dovute a fallimento, ma nel 28% dei casi si tratta di incubatori e acceleratori che hanno cambiato strategia (pivot), incluso il passaggio a modelli di startup studio e venture builder», ha spiegato durante la presentazione del report Paolo Landoni, professore di Innovation and Entrepreneurship al Politecnico di Torino e direttore della ricerca. «Nell’11% dei casi è avvenuta una fusione tra acceleratori, fenomeno frequente negli ultimi anni, come testimonia l’unione tra Lventure e Digital Magics, che nel 2024 ha dato luogo a Zest, o – notizia di qualche giorno fa – la fusione tra Polihub, incubatore del Politecnico di Milano, e Bocconi For Innovation (B4i), per dare vita alla Fondazione Tef (Tech Europe Foundation). In generale, pur rimanendo una serie di criticità e limiti del nostro ecosistema, la contrazione sembra indicare una ridefinizione e una specializzazione più che una crisi».

Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, ha sottolineato che il modello degli startup studio e venture builder (su cui è disponibile una ricerca realizzata da SIM) sta emergendo con grande forza. «Le startup oggi chiedono un tipo di supporto diverso da quello fornito da incubatori e acceleratori, i modelli si stanno ibridando».

D’altra parte, il 23% degli incubatori analizzati ha già implementato al proprio interno una unità che si occupa di creare da zero una startup e cofondarla (modello startup studio e venture builder), mentre nel 26% hanno in programma di farlo. 

La distinzione tra incubatori e acceleratori

Poiché «non esistono definizioni condivise e univoche di incubatore e di acceleratore, e dato che incubatori e acceleratori hanno gli stessi obiettivi, nel report ci si riferisce a queste organizzazioni che supportano attivamente il processo di creazione e sviluppo di nuove imprese innovative con il solo termine incubatori.

«Anche se l’indagine per semplicità usa solo il termine incubatore, una minoranza (il 19%) delle strutture si identifica come solo acceleratore, il 36% come solo incubatore e il 45% adotta un modello ibrido», ha specificato Stefano Richeri, vicedirettore della ricerca. Ma come si identificano? «Gli acceleratori hanno per il 90% programmi che durano meno di un anno, gli incubatori offrono supporto alle startup per meno di un anno per il 63%, mentre nel caso del modello ibrido questo rapporto si inverte: per il 58% dei casi offrono un tempo di supporto alle startup superiore all’anno e per l’8% costruiscono un tempo di incubazione ad hoc». 

Sostanzialmente, se l’incubatore supporta prevalentemente team imprenditoriali prima della costituzione della startup o appena costituita, l’acceleratore supporta prevalentemente realtà già costituite.

Incubatori italiani: la maggior parte è business incubator

Il report raccoglie i dati sull’ecosistema degli incubatori e acceleratori italiani (su 203 hanno risposto all’indagine 53, considerato un ottimo campione rappresentativo). Un fenomeno, tutto sommato, recente: il 60% degli incubatori sono stati costituiti infatti negli ultimi dieci anni e il settore si è consolidato negli ultimi anni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la maggior parte (54%) opera nel Nord Italia, con prevalenza in Lombardia (45) ed Emilia-Romagna (21), mentre per il Centro e Sud Italia si trovano in testa rispettivamente Lazio (22) e Campania (17). Sul fronte della natura giuridica, il 65% degli incubatori e acceleratori oggi in Italia è privato. Focalizzandosi invece sui programmi di incubazione, il 6% sono social incubator (supportano organizzazioni a significativo impatto sociale e ambientale che costituiscono più del 50% delle realtà incubate), il 53% sono business incubator e il 41% adotta un modello misto. La stima del fatturato nel 2024 è di 610 milioni di euro, scesa di 13 milioni di euro rispetto all’anno precedente, ma dipende dal fatto che anche il numero totale di incubatori è diminuito. 

Ogni incubatore in Italia accoglie in media 35 startup

«Se spostiamo l’attenzione sulle startup, la stima del numero totale di startup incubate è di 5.075, mentre i team incubati nel corso del 2024 sono stati 35 per incubatore», ha precisato Richeri.

I servizi più offerti? «Accompagnamento manageriale, supporto alla ricerca di finanziamenti e supporto nello sviluppo di relazioni e networking».

«Quanto al modello di business, nel 19% dei casi gli incubatori richiedono sempre una fee di partecipazione, mentre nel 41% non la richiede mai. Solo nell’8% dei casi l’incubatore vuole sempre una percentuale di equity, nel 68% dei casi non la richiede mai». Il report include un allegato dedicato alle startup, costruito partendo dalle informazioni ricevute dagli incubatori analizzati, da cui si rileva che il fatturato medio per startup è salito considerevolmente: da 516mila euro del 2023 a 714mila euro nel 2024 (+30%). Mentre il numero di dipendenti medio è sceso: da 7 a 4 dipendenti per startup. Nel 2024 le startup incubate hanno ricevuto finanziamenti per 72,8 milioni di euro, una media di 1,7 milioni per incubatore. 

Startup: tanti founder italiani entrati in YCombinator

Alla presentazione è seguita una tavola rotonda a cui ha partecipato, oltre a Giorgio Ciron, anche Diyala D’Aveni, ceo di Vento, e Stefano Molino, responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital. «In Vento operiamo con una doppia veste», ha spiegato D’Aveni. «Siamo sia venture builder che investitori, e in particolare investiamo in founder italiani early stage che hanno fondato la loro startup ovunque nel mondo. I nostri dati ci dicono che solo una piccola parte delle startup in cui abbiamo investito aveva precedentemente concluso programmi di accelerazione in Italia, mentre tanti (16 investimenti su 65 nel 2025) sono stati rivolti a founder che erano entrati in YCombinator, il più grande acceleratore del mondo».

E questo, secondo D’Aveni, dice tanto sulla qualità dei founder italiani: «per la prima volta tanti italiani sono entrati in YCombinator. Pensiamo che acceleratori e incubatori possano avere un ruolo importante, e che sarà un trend che continuerà a crescere nei prossimi anni». 

CDP Venture Capital, piattaforma abilitante per altri investitori

«Il modello CDP Venture Capital prevede di investire sia nella fase iniziale, preseed, con ticket di 90-100mila euro, sia nelle fasi successive», ha spiegato Stefano Molino. «Le fasi post-accelerazione prevedono round di investimento che vanno da 500mila euro a 2 milioni di euro: noi vi partecipiamo attraverso veicoli che abbiamo creato ad hoc. Inoltre abbiamo diverse startup che stanno raccogliendo round da Series A o Series B (5, 10 o 15 milioni di euro).

A oggi abbiamo accompagnato 520 startup nel loro percorso di accelerazione, investendo un centinaio di milioni. Più del doppio (quasi 3 volte) è arrivato da investitori terzi. La nostra strategia consiste proprio in questo: essere una piattaforma abilitante per altri investitori, tipicamente i fondi di venture capital che generalmente fanno fatica a investire quando non ci sono metriche che facciano vedere prospettive di crescita».   

Incubatori e acceleratori: infrastrutture strategiche

«Dal report emerge un ecosistema di incubatori e acceleratori sempre meno “contenitori” e sempre più infrastrutture strategiche per la crescita del Paese», ha dichiarato Ciron a Innlifes. «Nonostante una contrazione nel numero delle strutture, vediamo una specializzazione verso modelli più solidi ed efficienti, capaci di accompagnare oltre 5mila startup che generano più di 600 milioni di euro di fatturato e raccolgono, in media, 1,7 milioni di fondi per ogni incubatore.

Il loro ruolo va ben oltre il supporto alla nascita di nuove imprese: fanno da ponte tra startup, imprese, territori e istituzioni, abilitano progetti di open innovation, promuovono impatto sociale e ambientale e contribuiscono alla creazione di lavoro altamente qualificato. In questo senso, incubatori e acceleratori sono un vero pilastro della filiera innovativa italiana, che merita politiche stabili e lungimiranti per continuare a rafforzare la competitività del nostro ecosistema». 

«Reputiamo sia essenziale – ha aggiunto il direttore di InnovUp – che le politiche supportino questa evoluzione, ampliando certificazioni, come l’introduzione degli acceleratori certificati di cui attendiamo i primi dati con interesse, e incentivi, a partire dal credito d’imposta dell’8% per investimenti diretti e indiretti in startup, recentemente introdotto e che andrebbe reso strutturale». Misure utili, ha ribadito, per favorire la competitività del settore innovativo.

 

Foto credits:  Michal Jarmoluk from Pixabay

Keypoints

  • Il report 2025 sugli incubatori e acceleratori italiani elaborato da Social Innovator Monitor insieme al Dipartimento di ingegneria gestionale e della produzione del Politecnico di Torino scatta una fotografia del settore. 
  • Nel 2024 il numero totale di acceleratori e incubatori (per semplicità uniti sotto il termine “incubatori”) è sceso rispetto al 2023: da 239 a 203. 
  • Su 203 incubatori, 53 hanno risposto all’indagine, numero considerato un ottimo campione rappresentativo. 
  • Il 19% delle strutture si identifica come solo acceleratore, il 36% come solo incubatore e il 45% adotta un modello ibrido. 
  • La stima del fatturato nel 2024 è di 610 milioni di euro, scesa di 13 milioni di euro rispetto all’anno precedente. I servizi più offerti: accompagnamento manageriale, supporto alla ricerca di finanziamenti e supporto nello sviluppo di relazioni e networking. 
  • Vento, oltre all’attività di venture builder, investe in founder italiani early stage che hanno fondato la loro startup ovunque nel mondo. Solo una piccola parte delle startup in cui ha investito aveva precedentemente concluso programmi di accelerazione in Italia, mentre tanti (16 investimenti su 65 nel 2025) sono stati rivolti a founder entrati in YCombinator, il più grande acceleratore del mondo. 
  • Il Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital a oggi ha accompagnato 520 startup nel loro percorso di accelerazione, investendo un centinaio di milioni. 

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