|
Getting your Trinity Audio player ready... |
“Il problema che dobbiamo affrontare come Paese in relazione alla Silicon Valley è l’idea diffusa che l’Italia sia nota solo per il turismo, la cucina, il design, la moda e l’automobile. Gli investitori non hanno mai considerato l’Italia come un Paese in cui esistono tecnologie e start up innovative in cui investire. Il nostro obiettivo strategico è farci conoscere e creare opportunità per cambiare questa percezione”. Parole di Sergio Strozzi, il Console Generale d’Italia a San Francisco che abbiamo intervistato, insieme ad Alessandra Rainaldi, Direttrice di ICE, Italian Trade Agency Los Angeles, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, per raccontarci come sta evolvendo lo scenario nella Silicon Valley e se ci sono opportunità di crescita per le start up italiane, come quella lanciata da Call4Innovit, avviata lo scorso marzo e che assicura, con un finanziamento del Ministero degli Esteri, di portare le start up italiane innovative in Silicon Valley per trovare investitori e assorbire il mindset che conduce al successo tante aziende che qui nascono o approdano. Nel gennaio 2024 è prevista la Call per le start up del settore Life Science.
Quale clima si sta respirando in questo periodo nella Silicon Valley?
Qualcuno può pensare che non sia il periodo migliore per andare a cercare fortuna in Silicon Valley; lo scorso marzo la Silicon Valley Bank, la banca di fiducia delle aziende tecnologiche e del venture capital americano, è fallita, paventando una nuova crisi finanziaria. Le caratteristiche uniche di questa area, tuttavia, rappresentano un punto di riferimento importante per le aziende italiane che vogliono crescere.
“La Silicon Valley sta attraversando un periodo di crisi con una diminuzione degli investimenti e una maggiore cautela nel finanziare le startup, ma questo è un ciclo che è stato superato in passato con momenti di grande ripresa”, spiega il Console Generale Strozzi. “L’ecosistema è stato resiliente durante la pandemia e nel 2022 si è verificato un riassestamento, con le nuove startup che hanno subito minori difficoltà rispetto alle aziende già avviate”, aggiunge la Direttrice di ICE Rainaldi. “Il momento di incertezza è legato al mercato finanziario e macroeconomico, e lo scenario nuovo ha generato una fase di rivisitazione dei trend”.
“Nonostante ciò, a San Francisco, gli investitori, gli imprenditori e i dirigenti aziendali mantengono un atteggiamento ottimista”, sottolinea il Console Strozzi. “La struttura della Silicon Valley è innovativa grazie ad una felice congiunzione tra industria tecnologica, università e un ricco tessuto di startup e investitori, in particolare di venture capital. Questa sinergia ha determinato il successo di questa regione. L’Italia guarda a questo modello per rafforzare il sistema di innovazione, sia nel settore delle scienze della vita sia in altri ambiti.
Il nostro Paese sta crescendo nell’innovazione e il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede ampi fondi per rafforzare gli ecosistemi innovativi. Questo è il momento opportuno per portare le startup qui e beneficiare dei meccanismi di crescita e scale-up della Silicon Valley, favorendo così la crescita locale e lo sviluppo della ricerca”.
Su quali specifiche aree si sta concentrando maggiormente l’innovazione, cioè dove ci sono più investimenti, dove notate maggior successo di startup?
Il Console Generale d’Italia a San Francisco spiega: “Nella Silicon Valley, l’innovazione si concentra principalmente sulla terapia genica, la medicina rigenerativa, l’intelligenza artificiale applicata all’ambito medicale e la robotica applicata alla farmaceutica. Questi settori ricevono molti investimenti e sono caratterizzati da start-up di successo. In questo ambito, quello della medicina rigenerativa, abbiamo una startup italiana italo-americana al femminile che sta valutando di tornare in Italia grazie alle opportunità di svolgere clinical trial. Ma anche a Seattle”, ricorda il Console, “ci sono importanti società, tra cui aziende italo-americane, in particolare un’azienda che utilizza sensori e l’intelligenza artificiale per guidare i percorsi di riabilitazione”.
Che cosa può essere attraente dell’Italia per gli investitori della Silicon Valley?
“Il nostro obiettivo è far conoscere i punti di forza dell’Italia”, afferma Rainaldi, “ad esempio il fatto di essere al secondo posto per numero di aziende nel settore farmaceutico in Europa e avere il primato sia nella produzione di farmaci, sia nelle pubblicazioni scientifiche”.
“Nel settore delle startup nel campo delle scienze della vita, ad esempio, è importante considerare la prospettiva di ampliamento dei trials, spiega Strozzi. “L’Italia rappresenta un’ottima opportunità in questo ambito poiché il sistema sanitario italiano, soprattutto per le startup del settore biotech che devono condurre trial, è più coordinato rispetto al sistema americano che si basa principalmente su strutture private. Inoltre, in Italia vi sono grandi competenze, grazie alle università e ai centri di ricerca presenti sul territorio. Per quanto riguarda l’offerta italiana, ci sono diverse start-up innovative nel settore Life Science, ma dobbiamo lavorare sulla quantità degli investimenti, e in questo senso la connessione con la Silicon Valley può rivelarsi strategica per favorire la crescita e lo sviluppo delle start-up italiane”.
Quali aspetti o condizioni rendono le start up italiane meno appetibili all’estero, se è così?
Spiega Il Console Italiano a San Francisco: “Il mercato USA è estremamente esigente nel consumo di prodotti e servizi, in termini soprattutto di tempi di risposta, servizio al cliente, disponibilità on e off line sono ormai considerati la normalità. Gestire un mercato come questo a distanza non è semplice: valuta, fuso orario, logistica sono alcuni degli aspetti che, se non gestiti correttamente possono impattare sul valore erogato da una startup italiana. Per questo motivo”, spiega il Console, “i founder devono essere pronti ad investire su questi aspetti, tanto quanto investono sul prodotto e sul servizio, in modo da convincere i consumatori e gli investitori che il progetto è adatto al mercato USA. lI mercato dei capitali USA, inoltre, si muove ad una velocità diversa rispetto a quello italiano su temi chiave per le startup (gestione elastica dell’equity, del fallimento, delle controversie), per cui la soluzione adottata più comunemente è la creazione di una dual company di diritto USA (ma di proprietà italiana) che rende l’investimento più appetibile, senza intaccare la qualità del progetto”.
Dal punto di vista del networking, che importanti relazioni sta creando l’Italia?
La Direttrice di Italian Trade Agency di Los Angeles ricorda che “l’ICE promuove programmi come il Global Startup Program. Per diversificare le opportunità, in California c’è anche la Silicon Beach, un’area in cui si concentrano centinaia di startup. Stiamo attualmente concentrando il nostro Global Startup Programme a Los Angeles, con una durata di 8 settimane. Questo programma avrà un’importante componente dedicata alla Life Science.
Poi, con la partecipazione alle fiere come la JPMorgan Healthcare Conference e alla Bio, la fiera per le biotecnologie più importante negli Stati Uniti, l’Italia sta creando importanti relazioni nel settore delle scienze della vita. L’Italian Trade Agency ha attività promozionali nella Silicon Valley, intensificate dalla presenza di Innovit, che offre una vetrina per presentare startup e progetti italiani che si integrano con le realtà di questa area, generando circoli virtuosi che attraggono investimenti.”
Innovit, è un innovation e culture hub, un centro per l’innovazione creato su iniziativa della Presidenza della Repubblica Italiana e del Ministero degli Affari Esteri. Opera in stretta collaborazione con l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle aziende italiane, il Consolato d’Italia a San Francisco, l’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco e la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri.
“Innovit è composto da tre soggetti”, ricorda il Console Generale: “il Centro Innovazione, gestito dalla Fondazione Brodolini ed Entopan Innovation, l’Istituto Italiano di Cultura e il desk per l’attrazione degli investimenti esteri dell’ICE. Innovit ha facilitato il primo roadshow di Cdp negli Usa, tre giorni di incontri con focus sul venture capital”.
Come funziona il programma Call4Innovit che porta le startup in Silicon Valley?
“Call4Innovit è parte del contest organizzato dal Centro d’Innovazione Italiano, istituito all’interno di Innovit”, spiega il Console Strozzi. L’attività, organizzata in quattro sessioni trimestrali, “viene svolta sotto il coordinamento del Consolato Generale, al fine di mantenere l’obiettivo di promuovere un’immagine più innovativa dell’Italia. Il gestore, la Fondazione Brodolini, insieme a Entopan Innovation segue le direttive del Ministero e le linee guida strategiche dell’Advisory Board che è composto da vari esperti, tra cui il CFO di Apple Luca Maestri, Mariagrazia Roncarolo, docente all’Università di Stanford, e l’investitore Giovanni Colella di San Francisco. Questi esperti forniscono l’orientamento e suggeriscono i temi per il programma. Prevediamo di portare le startup del settore life science come prima sessione del 2024, in connessione con la conferenza J.P. Morgan”.
Attraverso le call, le startup e le PMI italiane hanno l’opportunità di presentare le loro soluzioni innovative e di partecipare a un programma di selezione e preparazione per entrare in contatto con più di 100 persone, tra esperti e investitori, creando così un ponte tra l’ecosistema imprenditoriale italiano e quello della Silicon Valley. Il programma è interamente gratuito, perché finanziato dal Ministero degli Esteri, eccetto le spese di viaggio e soggiorno, a carico delle aziende. Ogni call è legata ad un’area di innovazione specifica, dal life science, all’intelligenza artificiale e alla cyber security. “Quindici startup e 15 PMI innovative vengono qui per due settimane, incontrano mentor ed esperti della Silicon Valley, fanno pitch e si arricchiscono su tutti i fronti, dal marketing alla modalità di presentazione agli investitori, toccando tutti i meccanismi di crescita della startup”, spiega Il Console Italiano a San Francisco. Ci sono mentori professionali che vengono retribuiti e mentori che partecipano secondo un atteggiamento molto diffuso nella Silicon Valley, il give back, cioè restituire un bagaglio di conoscenze al proprio paese e ai giovani imprenditori italiani dopo aver avuto successo qui. “È una sorta di ringraziamento e la volontà di aiutare coloro che si trovano ora a percorrere un cammino che loro stessi hanno già intrapreso in passato”, spiega il Console, che aggiunge: “ciò che ci interessa è promuovere la crescita del tessuto economico delle nostre PMI innovative, start-up nel settore delle biotecnologie e della salute digitale presenti in Italia. Per questo motivo, il lancio del nuovo strumento della Farnesina Innovit alla fine del 2021 è un importante mezzo per attrarre investitori in questo settore”, precisa Sergio Strozzi.
Che cosa le startup italiane si possono portare a casa attraverso questi programmi?
Sergio Strozzi e Alessandra Rainaldi non hanno dubbi: “in Silicon Valley, c’è una mentalità aperta al rischio e all’innovazione, con un motto come “Yes, I can“. Questa mentalità può essere portata in Italia per favorire un cambio di mindset nel fare impresa. La collaborazione tra la Silicon Valley e l’Italia può portare vantaggi reciproci nel trasferimento di conoscenze e nell’espansione dei mercati”.
“Con l’ICE, che porta avanti programmi di accelerazione della durata di 8 settimane, abbiamo già accelerato oltre un centinaio di startup italiane e lavoriamo con le startup quotidianamente”, ribadisce Rainaldi. “A San Francisco, Innovit ha ospitato l’evento SMAU, dove sono arrivate 45 startup per un programma di accesso al mercato e di promozione. Il feedback che riceviamo dagli imprenditori emergenti è che questa connessione porta a una visione diversa su come fare impresa. Il loro business model viene rivoluzionato; la mentalità della Silicon Valley è quella di affrontare il fallimento con un certo paracadute. Questo permette di ampliare i propri orizzonti e superare i limiti preesistenti. Tutto ciò può essere raggiunto solo attraverso un programma che permette di integrarsi con la realtà della Silicon Valley. Per questo motivo, i mentor sono anche figure di successo che offrono un’impronta molto forte”.
I programmi di Call4Innovit per recarsi in Silicon Valley sono trimestrali, con ciascun incentrato su una specifica verticale. Sono stati appena conclusi quelli dedicati alla blockchain e all’IoT Robotics. A settembre ci sarà il programma sulla green energy e fintech, mentre a dicembre ci si concentrerà sull’aerospazio. Per partecipare, le startup possono visitare i siti https://innovitsf.com/ e https://www.call4innovitsf.com/ e tenersi aggiornate. La selezione avviene in Italia tramite Brodolini e Entopan Innovation, dove i partecipanti sono scelti e preparati per l’incontro con gli esperti della Silicon Valley. Si tratta, come detto, di un programma gratuito di 15 giorni, ad eccezione dei costi di alloggio e trasferimento.


