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Dalla medicina di precisione alla digital health, dalla longevity alla nutrizione funzionale, fino ai dispositivi medici e all’intelligenza artificiale applicata alla cura: operano in questi ambiti le imprenditrici del settore life sciences selezionate tra le 50 innovatrici italiane nella nuova edizione delle FAB50 realizzata dall’associazione GammaDonna nell’ambito della 22esima edizione del Premio GammaDonna.
La fotografia restituita dall’edizione 2026 evidenzia un ecosistema imprenditoriale sempre più orientato alle grandi sfide del presente, con startup e imprese che sviluppano soluzioni ad alto contenuto tecnologico nei settori della salute, dell’intelligenza artificiale, della sostenibilità e della manifattura avanzata. Secondo GammaDonna, le imprese femminili presidiano infatti oggi alcuni degli ambiti più strategici per la competitività del Paese, contribuendo a trasformare la ricerca scientifica in innovazione d’impresa.
L’imprenditoria femminile in Italia
«In Italia – evidenza l’associazione – le imprese guidate da donne sono oggi 1,48 milioni, quasi un quarto del totale, e nell’ultimo triennio hanno superato la media nazionale per crescita del fatturato e solidità finanziaria (fonte: Osservatorio Prometeia perWomen ONBoarding di UniCredit) e le società di capitali guidate da donne crescono del 2,6%. Nell’ICT le imprese femminili sono aumentate del 27% tra il 2014 e il 2024, contro la media del 19% (fonte: Osservatorio Rita Levi-Montalcini Svimez-W20). Restano naturalmente le criticità note – accesso al credito, sottocapitalizzazione, gap salariale – ma il quadro che emerge è di crescita».
«Le FAB50 di GammaDonna raccontano un’imprenditoria femminile che non occupa nicchie, ma presidia gli ambiti in cui si gioca la competitività del Paese: salute, transizione ecologica, manifattura avanzata, economia circolare, con una forte componente di innovazione digitale e di intelligenza artificiale applicata» commenta Valentina Parenti, presidente GammaDonna «Colpisce anche la qualità dell’innovazione: non solo nuove tecnologie, ma nuovi modelli di impresa, di leadership e di creazione di valore».
Tra le FAB50, ecco le innovatrici che operano nel mondo delle life sciences, del medtech e della sanità digitale.
Paola Campanaro è la fondatrice del Centro Clinico La Quercia, che ha sviluppato un modello di sanità integrata basato su attività clinica, formazione, ricerca e innovazione, con focus sulla salute mentale e il benessere collettivo, dal programma “La Patente del cellulare” contro le dipendenze digitali alla Longevity Unit.
Aurora Caporossi è la fondatrice di Comestai, startup che utilizza l’intelligenza artificiale per migliorare il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare e dell’obesità attraverso una piattaforma digitale dedicata, che semplifica l’accesso al trattamento, ottimizzando la produttività dei clinici e riducendo il tasso di abbandono terapeutico.
Il comparto medtech è rappresentato da Carla Cattini, presidente di Novamedisan Italia, che ha progettato e brevettato un dispositivo di protezione collettiva per isolare i pazienti infetti, proteggendo l’ambiente circostante e il personale sanitario dal rischio di contagio, e da Chiara Maria Di Lorenzo, docente di Chimica degli alimenti all’Università degli Studi di Milano e founder di Glutensens, spin-off che ha sviluppato un dispositivo portatile per rilevare rapidamente la presenza di glutine negli alimenti, per ridurre i rischi di contaminazione accidentale per le persone con celiachia.
Annamaria Schena, CEO della struttura socio-sanitaria Villa delle Ginestre, è impegnata invece nell’assistenza, nella riabilitazione e nella ricerca di soluzioni terapeutiche innovative per i pazienti in età evolutiva, con brevetti e startup (IamHero, Atena eStranogene) dedicate alle neuroscienze e alle tecnologie riabilitative.
Nel campo della medicina di precisione operano Giulia Di Tomaso, CEO di Heremos, spin-off dell’Università Campus Bio-Medico di Roma che integra hardware, software e algoritmi di intelligenza artificiale per sviluppare biomarcatori digitali basati sui segnali fisiologici, per valorizzare i dati clinici e trasformare la ricerca in strumenti concreti a supporto della diagnosi e dello sviluppo terapeutico, e Simona Ester Rombo, professoressa ordinaria di informatica dell’Università di Palermo e CEO di Kazaam Lab, che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati biologici e clinici per supportare decisioni terapeutiche personalizzate.
Sul fronte della prevenzione e della longevità, Claudia Guidi ha fondato nuhpro, realtà attiva nel segmento del food as medicine e della salute intestinale che sviluppa alimenti funzionali, mentre Elena Lo Baido ha fondato Gigey, piattaforma di Longevity Tech e Digital Health che combina l’analisi di biomarcatori, dati clinici e stili di vita per promuovere percorsi di medicina preventiva personalizzati, rivolgendosi sia al mercato B2C sia al corporate welfare, e Anna Maria Gentile ha fondato Yourease, una piattaforma che integra tecnologia, servizi e relazioni per supportare autonomia, sicurezza e connessione sociale delle persone anziane attraverso soluzioni digitali accessibili e semplici da utilizzare. La sua visione è fare di Yourease un’infrastruttura per la longevità.
Mentre nel campo dell’economica circolare, Anna Manzella, dottoranda in Scienze biomolecolari, è la fondatrice di Amarea Cosmetics, spin-off dell’Università Politecnica delle Marche che valorizza i bioresidui agricoli del territorio trasformandoli, attraverso processi di upcycling, in ingredienti innovativi per la cosmetica. Il suo progetto integra ricerca accademica, sostenibilità e innovazione, con studi sulle proprietà biologiche degli estratti e test in vitro per valutarne efficacia e sicurezza.


