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«L’innovazione è un pilastro dello sviluppo del sistema salute. La collaborazione ne è una leva fondamentale». Dal 2021, Marco Venturelli è Ambassador per l’area tematica Life Sciences and Health Care della Federated Innovation@MIND: un modello innovativo di collaborazione pubblico-privato che ha lo scopo di guidare e coordinare i processi di innovazione del distretto creato a Milano nel 2018 sull’area Expo.
Business Angel per progetti delle Università degli Studi di Milano e di Pavia, presidente del Cda della startup CheckmAB, investitore per PranaVentures e advisor per Berkeley SkyDeck Europe, il programma europeo dell’acceleratore americano, Venturelli ha una lunga esperienza nel settore farmaceutico (dal 1991 al 2021 ha ricoperto incarichi nazionali e internazionali in Novartis) e oggi è in prima linea nel promuovere anche in Italia una cultura dell’innovazione all’insegna della sostenibilità economico e sociale.
Lunedì 23 settembre, Venturelli parteciperà alla presentazione del secondo rapporto Listup, una mappa delle startup innovative in Italia che operano nel settore Life Science, realizzato da Indicon in collaborazione con Italian Tech Alliance, Growth Capital e InnovUp.
Venturelli, che cos’è Federated Innovation?
«Federated Innovation@MIND è una rete d’impresa costituita per sostenere lo sviluppo del distretto dell’innovazione MIND. È un’iniziativa innovativa che si struttura attorno a una parola chiave: collaborazione, quale elemento fondamentale per affrontare le sfide attuali e future».
A proposito di collaborazione, l’open innovation è una leva preziosa per accelerare in particolare l’innovazione nelle Scienze della Vita.
«Sì, la collaborazione, in un’ottica di open innovation, è particolarmente importante nell’ambito delle Scienze della Vita. E noi, come Federated Innovation, cerchiamo di trovare forme di collaborazione tra aziende diverse impegnate a innovare i percorsi diagnostici e terapeutici, aziende che normalmente sul mercato sono competitor ma possono creare sinergie in aree precompetitive, contribuendo così allo sviluppo del sistema salute e del sistema Paese, creando i presupposti per mettere a terra l’innovazione. Si consideri, per esempio, la trasformazione digitale in corso nel mondo della salute: è impensabile che una singola azienda possa da sola determinare il percorso. Il gioco di squadra è fondamentale».
Federated Innovation è una rete d’impresa multidisciplinare?
«Esattamente. Federated Innovation non si focalizza esclusivamente sulle Scienze della Vita, poiché nella città del futuro che stiamo costruendo a MIND non può esserci salute se la città non è una smart city, sostenibile e intelligente. Nella nostra rete sono presenti 39 aziende appartenenti a diversi distretti industriali, tra cui mobilità, energia, costruzione e Life Science. La nostra ambizione più alta è far collaborare questi settori per costruire una “città della salute”. Stiamo quindi costruendo un ecosistema attorno a questa rete d’impresa, articolato su tre livelli: gli Innovation Leaders, ovvero le 39 aziende formalmente parte della rete; una Business Community composta da circa 150-200 startup, PMI e corporate; e un centinaio di Talents, professionisti che interagiscono con la rete. Le attività sono facilitate da un Catalyst, Cariplo Factory che anima l’ecosistema e facilita le interazioni.
In pratica, ogni gruppo di aziende si dà un’agenda dell’innovazione nell’ambito della quale sviluppare specifiche iniziative di collaborazione con partner selezionati. Nel settore delle Scienze della Vita, ci concentriamo su tre pilastri: medicina basata sul valore, digital&data, e sostenibilità e circolarità. Oggi, come dicevo, l’open innovation è cruciale per accelerare l’innovazione nel settore sanitario e Federated Innovation promuove la collaborazione tra corporate e startup, cercando di canalizzare le forze sui tre pilastri che abbiamo identificato, per creare una massa critica di risorse e competenze. Collaboriamo a tal fine con Bio4Dreams, un incubatore di startup che opera a livello nazionale e aiuta team di scienziati e scienziate a costituire la propria azienda, e con Berkeley SkyDeck Europe, Milano, il programma europeo dell’acceleratore americano realizzato in collaborazione con Cariplo Factory e Lendlease, dedicato alle startup di tutto il mondo interessate a un percorso di crescita in Europa».
A proposito di canalizzare le forze, come far progredire l’innovazione sanitaria per il bene comune? Con questo obiettivo lavora per esempio il Consiglio dell’Oms sull’economia della salute per tutti, di cui è stata presidente Mariana Mazzucato, che esorta gli stati membri a inquadrare la spesa sanitaria come un investimento a lungo termine e non come un costo a breve termine.
«Diversi associati alla nostra rete d’impresa sono attivamente impegnati proprio in questo: far comprendere che la promozione e la salvaguardia della salute sono un investimento a beneficio di tutti. L’abbiamo visto con il Covid: se il sistema sanitario non è in grado di reggere le sfide della salute si ferma l’economia e si innesca un circolo negativo. Per questo è fondamentale potenziare la prevenzione e la diagnosi precoce, perché sono attività cruciali che permettono al sistema sanitario di utilizzare meglio le risorse disponibili. Su questi fronti – prevenzione, diagnostica e cura – noi mettiamo in connessione le aziende per accelerare l’innovazione, con la ferma convinzione e consapevolezza che investire in salute significa investire nella crescita del Paese».
A proposito di investire in salute, l’innovazione porta enormi benefici, si pensi alla medicina di precisione e alle terapie avanzate, ma si accompagna anche a un aumento dei costi per la sanità. Cosa fare per accelerare l’adozione di soluzioni innovative nell’ambito del sistema sanitario?
«Dal mio punto di vista, avvicinarsi all’innovazione richiede prima di tutto un diverso approccio mentale. Dobbiamo considerare l’innovazione come un’opportunità, nonostante i costi e le sfide che comporta. In sanità, una delle principali barriere all’innovazione è la resistenza al cambiamento, convincere cioè le persone che adottare modelli diversi di lavoro porterà benefici in futuro. Noi di Federated Innovation cerchiamo di superare questa resistenza mettendo a disposizione delle nostre aziende associate dei mentor che incontrano le startup, ne valutano gli approcci innovativi, per decidere se integrarli all’interno delle aziende della rete».
Lei è anche presidente del Consiglio di Amministrazione di Checkmab, startup impegnata nello sviluppo di nuove immunoterapie contro i tumori. Quando abbiamo parlato con il professor Abrignani, che ne è il fondatore, ha evidenziato il grosso deficit di professionisti esperti di trasferimento tecnologico in Italia. Quali sono secondo lei le maggiori criticità che dobbiamo affrontare nel nostro Paese in fatto di trasferimento tecnologico nel settore biomedico?
«Fortunatamente, nel corso degli ultimi anni, il settore del trasferimento tecnologico sta ricevendo maggiore attenzione, anche da parte delle istituzioni. Prima era visto solo come un supporto legale e amministrativo alla creazione di nuovi spin off. Oggi per valorizzare di più e concretamente il trasferimento tecnologico sono state create delle reti di uffici di trasferimento tecnologico per facilitare l’avanzamento di progetti di ricerca ad alto potenziale e promuovere lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche. Penso per esempio a PerfeTTO, che mette in rete i Technology Transfer Offices di IRCCS, Università e centri di ricerca. Tuttavia, le risorse messe a disposizione sono ancora insufficienti.
Dobbiamo imparare dall’estero. L’esperienza di Abrignani, scienziato manager che è stato in California e in Svizzera, ci insegna quanto sia importante un sistema di integrazione dei finanziamenti che facilita anche l’identificazione di partner che possano aiutare a sviluppare nuove tecnologie».
Qual è il ruolo dei business angel nell’accelerare l’innovazione nel campo delle scienze della vita?
«I business angel svolgono un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo tra il mondo della scienza e quello dell’impresa, mettendo a servizio l’esperienza specifica del settore per cui operano e facilitando la connessione tra attori diversi dell’ecosistema. In Italia, i business angel stanno contribuendo significativamente al processo di creazione di spin-off e alla crescita delle startup, affiancando il lavoro degli uffici di trasferimento tecnologico».
Lei più volte ha sostenuto che finanza, sostenibilità e felicità possono diventare dei motori per un mondo migliore. In che modo?
«La felicità è un concetto centrale nelle politiche economiche moderne, anche se spesso trascurato. Non dimentichiamoci che nella Costituzione degli Stati Uniti, a fine Settecento, la felicità venne definita come uno degli obiettivi del governo, da mettere al centro delle politiche. Non basta misurare la produzione e il PIL; dobbiamo considerare anche il benessere percepito e vissuto dai cittadini. In Italia, continuiamo a misurare la crescita economica in termini di prodotto interno lordo e debito, nonostante ogni anno vengano approvati assieme alla Legge di Bilancio una serie di indicatori di benessere equo e sostenibile. Indicatori a cui non viene dato ampio riconoscimento. Dobbiamo quindi ampliare il dibattito per includere anche la felicità e il benessere della popolazione nelle scelte di politiche sociali ed economiche.
Uno dei miei maestri su questo fronte è Bertrand Badré: suo il libro provocatorio “E se la finanza salvasse il mondo?”. Ex direttore generale della World Bank, Badré ha cercato di integrare gli obiettivi SDG nelle strategie finanziarie di banche e imprese e di spostare l’attenzione dalla pura produzione al benessere: è un dibattito complesso, da cui però non possiamo sottrarci, perché se gli investimenti non vengono inquadrati in scenari più ampi di benessere sociale e sostenibilità ambientale si prendono decisioni a breve termine che non portano a un reale sviluppo e al benessere di tutti. L’adozione di principi ESG che si rifanno agli obiettivi SDG definiti dall’Onu nel 2015 si sta consolidando e influenza le decisioni aziendali».
Ma è effettivamente diffusa in Italia la consapevolezza di dover declinare i principi ESG nella propria strategia aziendale?
«In Italia, molte PMI innovative stanno adottando politiche di sostenibilità, anche anticipando spesso le normative. Nell’ambito dell’industria farmaceutica italiana il Gruppo Chiesi per esempio è stato precursore e sta mostrando la strada, integrando la sostenibilità nei suoi modelli di business, incorporando le logiche ESG nell’analisi dei processi e nel portfolio prodotti».
Per partecipare alla presentazione di Listup registrarsi qui:
Presentazione del secondo osservatorio LISTUP – Indicon (indicon-innovation.tech)


