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Lo Human Technopole studia una nuova molecola, una ricercatrice della Statale decide di unirsi al progetto, l’incubatore Bio4Dreams lo fa crescere e lo trasforma in prodotto, AstraZeneca si rende disponibile a produrre il nuovo farmaco e l’Ospedale Galeazzi lo utilizza. Tutto questo può succedere se questi soggetti lavorano a poche decine di metri di distanza, si possono parlare semplicemente attraversando la strada, si possono incontrare casualmente al bar.
Ed è quello che succede a Mind, il distretto dell’innovazione alle porte di Milano specializzato nella salute e nelle scienze della vita, costruito a partire dal 2018 sull’area ex-Expo, dove la prossimità è l’asset più importante.
Abbiamo avuto l’occasione di visitarlo, entrare nei laboratori, parlare con ricercatrici e ricercatori, toccare con mano prototipi a cui stanno lavorando alcune startup. E in definitiva respirare quell’atmosfera di cui ci avevano parlato Francesca Patarnello (qui) e Laura Iris Ferro (qui): dove c’è innovazione, c’è collaborazione. Dalla ricerca di base alla sperimentazione clinica, è fondamentale infatti la sinergia tra attori diversi: centri universitari, istituti scientifici, ospedali, Irccs, aziende farmaceutiche.
E il distretto dell’innovazione di Milano – che si prepara alla Mind Innovation Week, dall’11 al 16 maggio: una settimana di incontri, workshop, talk e laboratori aperta ad aziende e al pubblico – è «il punto d’incontro ideale tra talenti, ricerca e impresa».
Un modello innovativo di collaborazione tra pubblico e privato
«Mind è “the place to be” per chiunque si occupi di tecnologie di frontiera». Con queste parole ci accoglie Domenico d’Alessio, Head of Communications Italy di Lendlease, gruppo internazionale di real estate che si occupa della rigenerazione dell’area e dello sviluppo privato. «È un modello innovativo di collaborazione pubblico-privato tra Principia, società a maggioranza pubblica proprietaria dell’area, e Lendlease. Innovativo perché la collaborazione è a lungo termine, ed è pensata per favorire la sostenibilità dell’intervento».
Qui hanno trovato casa l’Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio (Gruppo Ospedaliero San Donato), specializzato non solo in ortopedia ma anche in ambito cardiotoracico-vascolare e bariatrico; lo Human Technopole, eccellenza della ricerca sulla genomica, che con i suoi 400 ricercatori occupa gli spazi del Palazzo Italia, tra i pochi edifici non demoliti dopo la chiusura di Expo; la Fondazione Triulza, ente del terzo settore; e l’Università Statale di Milano a inizio 2027 trasferirà nel “campus” sette dipartimenti scientifici.
«Tra studenti, ricercatori e personale tecnico amministrativo conterà circa 23mila persone», aggiunge D’Alessio.
Quanto agli attori privati, sono 60 le società insediate al momento, tra cui AstraZeneca, E.ON, Illumina, ABB. Ma Mind è un “cantiere aperto”, perché il distretto continua a crescere: 120mila metri quadri saranno adibiti a residenze, con servizi, negozi e scuole e un terzo dell’area sarà adibito a parco. E non solo.
10mila persone confluiscono qui ogni giorno, a regime saranno 60mila
«L’obiettivo iniziale era completare il piano entro il 2030 e raggiungere una popolazione di 60mila persone, ma causa Covid la deadline è slittata al 2032», precisa d’Alessio. «Oggi siamo al 30% dello sviluppo. A Mind arrivano ogni giorno circa 10mila persone, di cui 5-6mila al Galeazzi, tra personale, medici e pazienti. Lavorano più di 500 ricercatori di 40 diverse nazionalità, 100 sono i progetti di ricerca già lanciati».
«E non è tutto», aggiunge Marco Rabitti, Managing Director di Principia. «Il mese scorso abbiamo firmato un accordo con il CNR, che su un’area di oltre 6mila metri quadrati realizzerà qui una nuova sede, un edificio tecnologico di circa 17mila metri quadri che ospiterà laboratori, uffici e un centro dati. Qui saranno sviluppati otto filoni di ricerca, tra cui il life science».
Come si abilitano le connessioni virtuose
Ma non basta la vicinanza, occorre anche una scintilla. A coordinare tutti questi soggetti ci pensa Federated Innovation, la rete che favorisce la collaborazione tra ricerca e impresa. Il suo direttore generale, Stefano Minini, ci spiega che gli esempi di connessioni virtuose sono tantissime, e a volte la scintilla nasce per caso.
«La Scuola di Restauro di Botticino, che eroga corsi di alta formazione nell’ambito della valorizzazione, conservazione e restauro dei beni culturali, approfitta dei momenti liberi dell’ospedale Galeazzi per fare una TAC alle opere da restaurare. O ELT Group, azienda che realizza sistemi di difesa elettronica che, proprio utilizzando la sua tecnologia basata sul controllo dello spettro elettromagnetico, mette a punto un prodotto consumer per eliminare il virus del Covid».
Una passeggiata nell’innovazione
Il nostro percorso a tappe ci porta nell’ex posto di polizia di Expo, dove ha sede il Napi-LAB, con la sua stampante inkjet 3D “di sensori ed elettronica” che, grazie alla tecnologia Aerosol Jet Printing, del cui brevetto è detentrice la società statunitense Optomec, è in grado di stampare “qualsiasi cosa su qualsiasi superficie”. «La tecnologia assomiglia a quella di una stampante inkjet che usiamo comunemente, ma la differenza è che può stampare una grande quantità di inchiostri, dalla densità dell’alcool a quella del miele, su superfici sia planari che bidimensionali» racconta Claudio Giarda, fondatore di NoFrill.
«Le sue applicazioni vanno dall’elettronica all’aerospazio fino al lusso, alle auto e al biomedicale». Federated Innovation ha supportato l’avvio delle attività di NoFrill nel distretto, assicurando l’accesso alla tecnologia all’interno di Mind.
Attraversato il Decumano (il viale di un chilometro dove nel 2015 si susseguivano i padiglioni di Expo) entriamo in Bio4Dreams, incubatore certificato di startup innovative e company builder nel settore delle scienze della vita. «Se c’è un posto che l’Italia si può giocare nel settore delle scienze della vita, quello è Mind» sono le parole con cui ci accoglie Elisabetta Borello, cofounder e VP Strategy & External Relations di Bio4Dreams. «Non c’è in Italia altro posto come questo».
L’edificio è strutturato su tre piani. Il seminterrato è il piano tecnologico, il piano terra è riservato ai servizi “corporate” (amministrazione e contabilità, ICT e marketing, ufficio affari generali e legali), il primo piano alle startup.
Percorrendo il corridoio dove affacciano i laboratori delle startup, incontriamo Fabio Bianco, Ceo di BrainDTech. Sul bacone del laboratorio della Pmi innovativa, il nuovo prototipo della tecnologia messa a punto per leggere i segnali di malattie neurodegenerative del cervello con anni di anticipo rispetto alle manifestazioni cliniche. «Siamo partiti da una scoperta scientifica: nelle fasi iniziali dello sviluppo dell’infiammazione del cervello ci sono nel cervello delle cellule (microglia) che rilasciano delle particelle (vescicole) che viaggiano nel corpo.
La nostra idea è stata quella di catturarle per leggere i primi segnali di manifestazione della malattia. Da qui abbiamo sviluppato una tecnologia che da un campione liquido (plasma, siero, liquido cerebrospinale) fosse in grado di isolare nello specifico solo la vescicola proveniente da quel tipo cellulare, per studiarne il contenuto».
Pochi passi ed entriamo nel laboratorio di BiomimiX, dove il Senior R&D Product Engineer Stefano Piazza ci mostra la tecnologia organ-on-a-chip, che utilizza tecniche di microfabbricazione per creare modelli in miniatura di organi biologici, come polmoni, cuore o intestino, su un dispositivo delle dimensioni di un chip. Obiettivo: testare i farmaci riducendo l’utilizzo di animali.
«Da una parte diamo uno stimolo meccanico alle cellule di uno specifico organo, che permette di far maturare i tessuti e ricreare un tessuto fisiologico sano, per esempio il tessuto cardiaco o muscolare. Dall’altra con l’utilizzo di questa stimolazione meccanica, riusciamo a indurre delle patologie. In questo modo, creiamo un modello in miniatura che riusciamo poi a utilizzare per testare i farmaci».
Bio4Dreams non affitta spazi, supporta le startup “very early stage” nella crescita
Bio4Dreams conta in tutto 12 sedi in Italia per un totale di 54 startup, di cui 21 sono partecipate dall’incubatore. Quelle presenti al Mind sono 25. «A differenza di tutti gli incubatori in Italia, il nostro business non è affittare spazi», spiega Borello accompagnandoci in questa passeggiata nell’innovazione. «Le startup possono decidere di avere una postazione fissa qui e utilizzare i laboratori condivisi, ma anche decidere di lavorare in università e venire qui solo per alcune attività».
E Andrea Albertini, Operations Director di Bio4Dreams, chiarisce il perché. «Due sono i luoghi dove possono nascere le startup nel campo delle scienze della vita: o nei grandi centri di ricerca, e in questo caso sono in grado internamente di portare avanti il progetto fino a un punto di maturazione; o – e questo avviene nella stragrande maggioranza dei casi – all’interno delle università, e in questo caso spesso gli atenei non hanno la possibilità di tenere il progetto al loro interno, e sono costretti a “spinoffare” le startup.
Il problema, però, è che a quello stadio sono ancora immature – noi diciamo “very early stage” -, non possono permettersi di sostenere costi fissi, e hanno bisogno di usufruire di certi servizi o accedere a varie funzioni (laboratori, amministrazione, scrittura di un progetto) soltanto per alcuni momenti».
Qui nascono nuove startup
Che dalla vicinanza nasca l’innovazione, emerge chiaramente dalla testimonianza di Beep Factory, acronimo di BioEngineering Enhanced Prototyping Factory, un laboratorio che dà supporto all’ingegnerizzazione di device biomedicali. È la prima startup innovativa creata da due “tenant” di Mind: Bio4Dreams e Rold, Pmi che produce componenti per elettrodomestici.
«Tutto è nato nel 2017, quando Rold decide di investire in innovazione e crea un laboratorio di ricerca e innovazione applicata che ha lo scopo di sviluppare nuove soluzioni e con esse aprire nuovi mercati», spiega Alessandro Mansutti, Ceo di Beep Factory. «Questi laboratori hanno un approccio orizzontale, sono divisi per centri di competenza (ingegneria meccanica ingegneria elettronica, ingegneria dei materiali ecc…).
Un giorno Rold incrocia Bio4Dreams, e apprende la necessità per molte startup del life science di trovare qualcuno che dia un supporto all’ingegnerizzazione delle loro idee. Il nostro approccio poteva essere quello giusto: domanda e offerta si incrociavano benissimo».
Beep Factory offre così supporto lungo l’intera filiera di prototipazione e pre-industrializzazione: dall’analisi dello stato dell’arte alla progettazione del prototipo, dalla realizzazione dei primi mockup alla validazione tecnica, fino al redesign, alla pre-ingegnerizzazione, al supporto alla manifattura e alla prototipazione finale.
E le grandi stanze di questo immenso loft pieno di strumenti e materiali lo confermano: un chiaro esempio di innovazione che nasce dalla collaborazione tra più realtà che operano a poca distanza l’una dall’altra. Un’ulteriore conferma alle parole di Marco Venturelli (leggi qui): la collaborazione è l’elemento fondamentale per innovare.


