Nouscom: boost di finanziamenti per lo studio dei vaccini antitumorali

Nouscom: boost di finanziamenti per lo studio dei vaccini antitumorali

di Margherita Baroni
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Margherita Baroni

Perché l’abbiamo scelta
Un team affiatato e dati clinici sempre più promettenti rendono Nouscom, azienda immuno-oncologica con headquarter a Basilea e laboratorio a Castel Romano, un’ottima realtà biotecnologica su cui investire. Come difatti è successo con la recente chiusura di un round “monstre” che apporta nuovi capitali in grado di far completare nel giro di due anni gli studi clinici sui vaccini antitumorali.

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L’italo-svizzera Nouscom, società biotecnologica privata che sviluppa immunoterapie di ultima generazione contro il cancro, ha raccolto 67,5 milioni di euro, ben 72 milioni di dollari, in un round di finanziamento di serie C co-guidato da un sindacato di rinomati investitori sanitari internazionali.

Tale finanziamento è stato sottoscritto in eccesso e ha visto il coinvolgimento di Andera Partners, Bpifrance e M Ventures, con la partecipazione di Revelation Partners, Indaco Venture Partners, Panakès Partners, XGen Ventures insieme al continuo supporto degli investitori 5AM Ventures, EQT Life Sciences e Versant Ventures. Inoltre, contestualmente al finanziamento, rappresentanti di Andera Partners, Bpifrance e M Ventures sono entrati a far parte del Consiglio di Amministrazione di Nouscom.

Questi nuovi ingressi nel CdA e la stessa sottoscrizione in eccesso, in un ambiente difficile per tutte le aziende biotecnologiche, sono certamente un attestato della fiducia che gli investitori ripongono in Nouscom, nella sua tecnologia e nello sviluppo del suo portafoglio clinico. L’azienda, come spiega a Innlifes Elisa Scarselli, Direttrice scientifica di Nouscom, intende infatti utilizzare i fondi per portare avanti i propri piani clinici, compreso lo studio di Fase II che valuta il vaccino standard Nous-209 mirato a 209 neoantigeni condivisi.

Dottoressa Scarselli, i nuovi proventi saranno utilizzati per far avanzare ed espandere la vostra pipeline clinica?

«I fondi saranno utilizzati principalmente per continuare lo sviluppo clinico di due programmi, due vaccini che sono già in clinica e che hanno superato le prime fasi di sviluppo, cioè la fase I. Adesso è necessario dimostrare la loro efficacia con studi clinici più importanti, più grandi numericamente. E quindi anche molto costosi, in particolare in oncologia. Gli studi clinici hanno infatti costi elevati, soprattutto in riferimento al nostro approccio personalizzato di vaccinazione, per il quale mettiamo a punto un vaccino per ogni singolo paziente. Certo, per come evolve la tecnologia, con il sequenziamento che rappresenta la nostra partenza per avere le informazioni relative al tumore di ogni individuo, siamo fiduciosi che in futuro riusciremo ad abbattere sensibilmente i costi. Però, al momento, l’approccio dal punto di vista economico è decisamente demanding».

Qual è l’orizzonte temporale che vi siete dati?

«Noi immaginiamo che gli studi clinici che andremo a sviluppare ci permetteranno di avere delle risposte nel tempo più veloce possibile. Certo, tutto è legato alla discussione con gli enti regolatori per l’approvazione del prodotto, ma stimiamo che in un paio d’anni dovremmo avere in mano risultati sufficienti per decidere se la terapia può entrare sul mercato oppure no. Questo discorso vale sicuramente per un primo prodotto per cui abbiamo trovato un’area terapeutica in cui può non essere personalizzato. Per il prodotto personalizzato, invece, i tempi potrebbero essere più lunghi. In linea di massima, però, nell’arco temporale di due o tre anni i dati dei nostri studi clinici dovrebbero darci delle buone informazioni per la continuazione di questi progetti».

Voi in particolare state lavorando con parecchio successo sul vaccino antitumorale standardizzato, Nous-209, che mostra il potenziale per “intercettare” il cancro nei soggetti con sindrome di Lynch. Ce ne può parlare?

«Sì, è stata un’idea che avevamo da molto tempo: la sindrome di Lynch colpisce circa una persona su 300 ed è una delle sindromi tumorali ereditarie più comuni, con portatori ad alto rischio di sviluppare tumori con instabilità dei microsatelliti (MSI), compresi i tumori del colon retto o dell’endometrio. Tale sindrome è causata da mutazioni in uno dei quattro geni di riparazione del disadattamento del DNA (MMR) che di conseguenza portano all’accumulo di un gran numero di neoantigeni nei tumori. I soggetti con questa sindrome, che è una malattia rara, ma tra le più frequenti tra le malattie rare, hanno un alto rischio di sviluppare il tumore e solitamente vengono seguiti attraverso una colonscopia annuale. Ma questo a volte impedisce di identificare il tumore in tempo e quindi poi devono subire chirurgia e svariati trattamenti terapeutici. La nostra idea consiste nell’aver formulato un vaccino che ha caratteristiche particolari perché va a combattere queste mutazioni di neoantigeni che sono frequenti in questo tipo di tumore e di prevenirlo. La monoterapia con Nous-209 si è finora rivelata sicura, ben tollerata e in grado di generare risposte immunogeniche potenti e ampie delle cellule T. Abbiamo indotto in tutti i pazienti coinvolti una risposta immunitaria di queste cellule che riconoscono le mutazioni e dovrebbero distinguere un tumore in formazione prima che diventi maligno. Siamo già in fase I avanzata e abbiamo dati in più di 40 pazienti su cui abbiamo dimostrato che l’approccio è sicuro e non ci sono eventi avversi.

Lo studio è stato condotto da ricercatori dell’MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas, in collaborazione con il Cancer Prevention Clinical Trials Network e sponsorizzato dall’ente governativo americano, il National Cancer Institute. Siamo sempre a stretto contatto con loro per programmare la continuazione di questo trial e capire effettivamente se possiamo lanciare il primo vaccino preventivo per il cancro in questa popolazione».

Ci sono realtà che si stanno muovendo con ricerche simili?

«Sicuramente esistono realtà simili a noi per quello che riguarda gli studi sui vaccini personalizzati, tutto quello che in sostanza è oggi offerto della piattaforma delle RNA. Il Covid ha dato la possibilità di valutare queste nuove piattaforme vaccinali e sia Moderna sia BioNTech stanno procedendo con approcci di vaccini personalizzati basati sul RNA. Tuttavia, riteniamo che la nostra piattaforma sia più potente rispetto al tipo di risposta immunitaria che vogliamo indurre, che è di tipo T, per combattere il tumore. Inoltre per quanto riguarda la sindrome di Lych non ci sono approcci paralleli al nostro. Per di più le altre piattaforme non permettono di vaccinare con così tanti antigeni come stiamo facendo noi. Forse in questo campo siamo davvero unici».

Ed è proprio quello che piace agli investitori…

«Sicuramente l’innovazione attrae. Ma di noi convince anche il fatto che siamo un team che lavora da tanto tempo insieme ed è legato da un’esperienza, una motivazione e un sentire comuni. Il team di Nouscom ha già lanciato precedenti imprese di successo, ed è veterano nel campo dei vaccini oncologici e genetici. Oggi siamo all’incirca una trentina di persone, ma siamo in crescita proprio grazie all’entrata dei nuovi fondi che ora ci permetteranno di coprire alcune funzioni in precedenza mancanti».

Keypoints

  • Grazie a un round di finanziamento di serie C, chiusosi in maniera trionfale con una raccolta di 67,5 milioni di euro, l’italo-svizzera Nouscom potrà procedere nello sviluppo clinico del suo portafoglio di vaccini antitumorali neoantigenici
  • Grande attenzione, in particolare, per Nous-209: un vaccino antitumorale standardizzato che codifica 209 neoantigeni condivisi tra tumori microsatellitari instabili(MSI), sia sporadici sia ereditari, collegati alla sindrome di Lynch
  • La monoterapia con NOUS-209 si è finora rivelata sicura, ben tollerata e in grado di generare risposte immunogeniche potenti. L’approccio, per il momento unico a livello globale, potrebbe ricevere la validazione definitiva in due anni
  • Proprio in considerazione di questa piattaforma molto potente e del team d’eccellenza che compone l’azienda, è ampio il pool di investitori attuali: Andera Partners, Bpifrance, M Ventures, Revelation Partners, Indaco Venture Parthers, Panakès Partners, XGen Ventures, 5AM Ventures, EQT Life Sciences e Versant Ventures

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