Osservatorio Start Up Intelligence: dieci anni di trasformazione per le imprese italiane, che iniziano ad investire di più in innovazione digitale

Osservatorio Start Up Intelligence: dieci anni di trasformazione per le imprese italiane, che iniziano ad investire di più in innovazione digitale

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché ne stiamo parlando
Nelle grandi imprese italiane c’è un aumento significativo nell’adozione dell’Open Innovation, dal 57% al 83% dei casi dal 2018 al 2022. E nel 2023 si assiste ad un aumento degli investimenti delle PMI, intorno al +2,3% rispetto al 2022. Questi i dati offerti dall’Osservatorio Start Up Intelligence.

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L’Osservatorio Start Up Intelligence del Politecnico di Milano festeggia la decima edizione, nata per rispondere alle sfide dell’innovazione e della digitalizzazione per le imprese italiane.

Il Direttore Alessandra Luksch ripercorre la storia dell’Osservatorio, ci parla delle attività con cui promuove l’open company, e traccia una panoramica sulle aziende e sulle start up che sta seguendo. L’innovazione digitale sta entrando nelle imprese, fa capire, ma bisogna essere aperti al cambiamento.

Dottoressa Luksch, da dove nasce il vostro Osservatorio e quali sono novità che introduce con questa decima edizione?

Siamo entusiasti di avviare la decima edizione dell’Osservatorio Startup Intelligence. L’Osservatorio nasce come risposta alle esigenze pressanti delle imprese innovative che, 10 anni fa, si sono trovate di fronte a cambiamenti epocali come la digitalizzazione e un consumatore sempre più informato e “infedele”. Queste imprese hanno dovuto confrontarsi con la complessità del mercato e si sono rese conto di non essere più in grado di sostenere l’innovazione con le sole risorse interne. Ecco perché hanno deciso di rivolgersi all’Osservatorio in cerca di una soluzione. L’Osservatorio Digital Innovation, con anni di esperienza nello studio delle dinamiche innovative e una solida rete di contatti con startup, ha colto l’opportunità di prendere ispirazione dalle start-up stesse, ponendo le basi per un miglioramento delle capacità innovative delle imprese. Ecco perché la grande novità di questa edizione è il cambio del nome dell’Osservatorio, che si chiamerà Startup Thinking. Questo concetto mira a rappresentare al meglio i contenuti e il metodo che hanno accompagnato i dieci anni di trasformazione dell’innovazione nelle organizzazioni italiane, sia nel settore privato che nella pubblica amministrazione.

Come sono organizzate le attività che l’Osservatorio mette a disposizione?

Ogni anno mettiamo a disposizione un programma di lavoro che si estende per oltre 12 giornate, da ottobre a giugno. Durante questo periodo, alcune giornate sono dedicate all’incontro diretto con start-up. Partiamo con una nostra ricerca a livello internazionale, che comprende un censimento di tutte le start-up esistenti per analizzare lo scenario tecnologico sotto diversi aspetti, come i tipi di soluzioni proposte e le aree geografiche. Successivamente, selezioniamo le start-up più adatte e le invitiamo al Politecnico. Il nostro obiettivo è aiutare le nostre aziende a sviluppare una visione chiara degli scenari evolutivi, soprattutto quelli di frontiera, e a incontrare partner idonei per lo sviluppo dell’innovazione. Una parte delle giornate è dedicata al lavoro all’interno delle aziende partner, offrendo attività culturali volte a consentire loro di acquisire metodi di trasformazione organizzativa e migliorare i processi interni, con l’obiettivo di rendere l’azienda più snella e più innovativa. Lavoriamo sul cambio di mindset, e promuoviamo lo scambio all’interno della nostra community di aziende, che favorisce un proficuo confronto. Il nostro obiettivo è quello di realizzare in concreto l’open company, un’azienda in grado di guardare all’esterno e al contempo di avere gli strumenti interni per fare innovazione in modo efficace, poiché spesso le aziende non riescono ad attuare i propri progetti a causa di una mancanza di adeguata organizzazione.

Quali temi affronterà la prossima edizione dell’Osservatorio e quali sono gli interessi delle aziende partner?

La prossima edizione dell’Osservatorio, che inizierà ad ottobre e terminerà a giugno 2024, affronterà temi di grande attualità come l’Intelligenza Artificiale generativa in tutte le sue declinazioni, compreso il marketing, la sicurezza, la sostenibilità. Questi temi suscitano grande interesse nelle aziende partner, che in questo momento possono ancora scegliere anche altri ambiti di ricerca. Spetterà a noi poi ricercare le start-up che si occupano di questi settori e farle incontrare con le nostre aziende.

Qual è il ruolo delle start up nell’innovazione delle imprese italiane?

Le start-up svolgono un ruolo fondamentale nell’innovazione delle organizzazioni italiane. Studiare le start-up, che 10 anni fa erano ancora di nicchia, è stato un buon punto di partenza perché hanno processi più snelli e possono essere un modello da cui trarre ispirazione. Le start-up hanno la capacità di sperimentare e adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato. Sono fonti di innovazione, soprattutto tecnologica. Interagire con questo ecosistema può rappresentare una soluzione per le imprese. Ogni anno cerchiamo di offrire alle aziende un programma di lavoro che include con le start-up che possono davvero rispondere alle loro esigenze. Da queste attività negli anni sono emersi anche due progetti di Proof of Concept multi-partner con start-up.

Qual è il numero di partner coinvolti nell’Osservatorio e come è cresciuto nel corso degli anni?

Nell’edizione appena conclusa, abbiamo contato 52 partner, un numero in costante crescita rispetto ai 15 partner che avevamo nel 2014, all’inizio del percorso dell’Osservatorio. Per l’edizione S10, abbiamo già confermato la partecipazione di 30 aziende, e siamo solo all’inizio. Questo dimostra l’interesse e l’importanza che le aziende attribuiscono alle attività dell’Osservatorio.

Può fornirci alcuni dati sulla diffusione dell’Open Innovation in Italia?

Nelle grandi imprese italiane con più di 250 dipendenti, abbiamo registrato un aumento significativo nell’adozione dell’Open Innovation, passando dal 57% al 83% dei casi dal 2018 al 2022. Tuttavia, nelle piccole e medie imprese (PMI), il dato si attesta al 44% a causa dei costi interni organizzativi e di altri investimenti che spesso le aziende di questa dimensione trovano difficoltà a sostenere. Tuttavia, nel 2023, stiamo registrando un aumento degli investimenti in digitale delle PMI, intorno al +2,3% rispetto al 2022. Ciò indica una maggiore sensibilità e consapevolezza dell’importanza di questi investimenti. Le aziende che hanno investito nel digitale hanno già sperimentato i benefici di tali processi.

Quale ruolo potrebbero svolgere le istituzioni e le associazioni di categoria nella promozione dell’Open Innovation?

Le istituzioni e le associazioni di categoria potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere e sensibilizzare le aziende sull’importanza di tali pratiche. Attualmente manca una seria comunicazione istituzionale e anche da parte delle associazioni di categoria per stimolare le aziende verso questo percorso. È opportuno avere spinte dall’esterno per favorirne l’adozione.

Quali sono gli ambiti in cui si prevede un maggior investimento in Open Innovation da parte delle grandi imprese e delle PMI?

Le grandi imprese concentreranno maggiormente i loro investimenti nell’analisi dei dati (data analytics) e nella sicurezza delle informazioni (information security). Per le PMI, invece, si prevedono soprattutto investimenti nel cloud computing.

Quali sono i settori in cui le start-up italiane che incontrate si distinguono maggiormente?

Le nostre start-up italiane sono particolarmente forti nell’ambito fintech, biotech e nel settore energetico. Questi settori stanno attirando sempre più l’attenzione degli investitori.

Ci sono altri modelli o fenomeni che l’Osservatorio sta studiando?

Assolutamente sì. Un modello che si sta affermando all’interno delle grandi imprese è quello delle piattaforme, che consiste di aggregare contenuti con cui fare business, formazione e diffusione della cultura. L’obiettivo è lavorare con una community e promuovere la condivisione di policy e principi. Questo fenomeno coinvolge anche le PMI. Inoltre, stiamo studiando il fenomeno dei venture builders, che sono ambiti di creazione di iniziative imprenditoriali per rispondere alle esigenze di mercato. Questo modello, che è emerso in Italia due anni fa, sta attirando l’interesse di alcune imprese come nuova formula per sfruttare le idee, trovare nuove fonti di reddito, generare occupazione e aprire nuovi mercati.

Qual è un punto di vista che vuole condividere con le imprese riguardo ai cambiamenti da intraprendere per fare innovazione?

Comprendo che per un’impresa sia difficile mettere in discussione il modo in cui vengono fatte le cose, ma è importante considerare i cambiamenti che possono favorire l’innovazione, che possono risultare estremamente utili e redditizi nel tempo. L’Osservatorio Startup Thinking si impegna a supportare le imprese nella trasformazione e a promuovere l’adozione di pratiche innovative. Invito tutte le imprese a essere aperte al cambiamento e a cogliere le opportunità offerte dall’Open Innovation.

Keypoints

  • L’Osservatorio Startup Intelligence entra nella sua decima edizione e cambia nome, diventando Startup Thinking
  • Tema centrale di questa edizione sarà l’Intelligenza Artificiale sotto diverse declinazioni
  • L’Osservatorio del Politecnico di Milano ha visto crescere in modo costante i propri partner: 52 nel 2022 rispetto ai 15 del 2014, all’inizio del percorso dell’Osservatorio
  • Sono già 30 le aziende che si sono iscritte a questa edizione
  • L’Osservatorio registra un aumento significativo nell’adozione dell’Open Innovation si da parte delle grandi imprese, (dal 57% del 2018 all’83% del 2022) che delle PMI (+2,3% rispetto al 2022)

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