Imprese innovative e tutela della proprietà intellettuale: ecco perché è un binomio strategico

Imprese innovative e tutela della proprietà intellettuale: ecco perché è un binomio strategico

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

Perché ne stiamo parlando
Tanti sono i vantaggi che la tutela della proprietà intellettuale apporta a un’impresa innovativa. Per esempio, maggiori probabilità di ottenere finanziamenti di venture capital. Ma la tempestività è un elemento essenziale. Vediamo come, con l’aiuto di due esperti.

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«Le startup innovative che depositano marchi e brevetti nella fase early stage hanno una probabilità dieci volte superiore di ottenere finanziamenti di venture capital rispetto a quelle che non lo fanno». Sono le parole di Lorenzo Rossi, Intellectual Property Manager dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), centro di ricerca che promuove lo sviluppo tecnologico con l’obiettivo di sostenere l’eccellenza nella ricerca di base e applicata.

Parole che ci riportano a un importante studio del 2023 condotto dall’European Patent Office e dall’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) dal titolo Patents, trade marks and startup finance, che esamina il ruolo della proprietà intellettuale nel facilitare l’accesso alla finanza. «Il motivo è presto detto: è più rassicurante per un investitore sapere che non arriverà un concorrente, magari dall’Estremo Oriente, che con grandi risorse riuscirà a immettere sugli stessi mercati un prodotto in concorrenza a un decimo del prezzo. Se per il venture capital il fattore moltiplicativo è 10,2, per le exit è 3,5 (vedi grafico)».

Incremento della probabilità di finanziamento per le startup dopo domanda di brevetto e/o marchio (Fonte: Patents, trade marks and startup finance, ottobre 2023)

Un dato oggettivo che già così basta a farci capire l’importanza fondamentale che la tutela della proprietà intellettuale riveste per le imprese innovative. In particolar modo, come vedremo, nel settore life science.

Un’innovazione ha valore se è tutelata

Ma che cos’è la proprietà intellettuale? «È l’insieme dei diritti che tutelano i risultati dell’attività creativa e inventiva di un’impresa: invenzioni tecnologiche, marchi, design, know-how, software e altre opere dell’ingegno», spiega Giuseppe Speziale, avvocato, partner dello studio legale e tributario LawaL e responsabile della focus area Life Sciences & HealthCare.

«Brevetti, marchi e diritto d’autore sono le principali forme di tutela. I brevetti tutelano le soluzioni tecniche e tecnologiche sviluppate dall’impresa, i marchi proteggono i nomi, i segni distintivi e l’identità commerciale di prodotti e servizi; il diritto d’autore è rilevante per il software, gli algoritmi, la documentazione tecnica e i database. A essi si aggiungono la tutela del know-how e dei segreti industriali, che consente di preservare informazioni riservate di valore economico, e la protezione del design, che tutela l’aspetto estetico dei prodotti».

Se ci soffermiamo in particolare sul brevetto, vale la pena sottolineare la sua caratteristica di diritto “negativo”. «Il brevetto non è basato sullo ius facendi ma sullo ius excludendi alios» spiega Rossi. «In altre parole, non garantisce il diritto a fare qualcosa ma impedisce a terzi di “produrre, usare o commercializzare” l’invenzione senza il consenso del titolare del brevetto». Tutto, insomma, ruota attorno a due concetti chiave: il primo è tutela, il secondo è sfruttamento economico dell’innovazione.

«Un’innovazione ha valore se è tutelata», aggiunge Speziale. «Il rischio, altrimenti, è che non possa essere efficacemente sfruttata, poiché sarà facilmente replicabile da concorrenti, con conseguente perdita del vantaggio competitivo inizialmente acquisito».

Le biotech sono le startup a maggior intensità di marchi e brevetti

Ma quante sono le startup che presentano domanda per un diritto di proprietà intellettuale? «In Europa sono in media il 29% del totale, ma con importanti differenze tra i settori industriali», riprende Rossi. «Quello delle biotecnologie è il settore di gran lunga a maggiore intensità di proprietà intellettuale. Il 50% delle startup di questo settore utilizza marchi e il 50% brevetti, come si può vedere dal seguente grafico che mostra come le biotech (il puntino in alto a destra) si collochino fuori scala rispetto a tutte le altre startup».

Quota di startup con domande di brevetto o marchio per settore (Fonte: Patents, trade marks and startup finance, ottobre 2023)

Il ruolo chiave della proprietà intellettuale nel settore life science

«Nelle life science la proprietà intellettuale assume un ruolo chiave, perché il contesto in cui l’innovazione si sviluppa è caratterizzato da elevati costi di ricerca e sviluppo, tempi lunghi di validazione e autorizzazione regolatoria e da un significativo livello di rischio tecnologico», commenta Speziale. «Una sua gestione strutturata consente all’impresa di consolidare nel tempo il proprio posizionamento competitivo, rendere l’innovazione attrattiva per investitori e partner industriali e supportare percorsi di crescita attraverso accordi di licensing, operazioni straordinarie e processi di internazionalizzazione.

Tutti vantaggi che sono ancora più evidenti in una prospettiva di trasferimento tecnologico (il processo attraverso il quale i risultati della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica vengono trasformati in applicazioni industriali e soluzioni di mercato, ndr) che, soprattutto nel settore delle life science, rappresenta un fattore chiave per il nostro Paese, caratterizzato da competenze scientifiche di alto livello ma difficoltà nel trasformare i risultati della ricerca in innovazione industriale e soluzioni di mercato».

L’importanza della tempestività

In che cosa si sostanzia le tutela della proprietà intellettuale nelle scienze della vita? «Nel campo biotech e farmaceutico la protezione può riguardare nuove molecole, principi attivi, formulazioni o biomarcatori; nel medtech, può tradursi nella protezione di dispositivi medici, metodi diagnostici, componenti o soluzioni tecniche innovative, spesso integrate con software che ne governano il funzionamento; nella digital health, riguarda tipicamente il software e le architetture digitali che consentono l’elaborazione e l’utilizzo dei dati», risponde Speziale.

La protezione della proprietà intellettuale dovrebbe essere affrontata sin dalle fasi iniziali della vita dell’impresa e, in ogni caso, prima che l’invenzione sia resa pubblica. «La tempestività è un elemento essenziale, poiché la divulgazione non controllata dei risultati della ricerca può compromettere in modo irreversibile la possibilità di tutela, in particolare sotto il profilo brevettuale».

Ma come affrontare i costi che la tutela della proprietà intellettuale comporta? «La startup deve cercare finanziatori che comprendano l’importanza della proprietà intellettuale e siano disposti a investire nella protezione dell’innovazione», conclude Rossi. «In Italia, purtroppo, la tutela della proprietà intellettuale è vista come un costo e non come investimento. Se è vero che dopo l’uscita del Regno Unito dall’Europa siamo il terzo paese per numero di brevetti, siamo distanti anni luce dalla Germania e dalla Francia: solo il 2,4% del totale delle domande di brevetti in Europa proviene dall’Italia, contro il 12,6% della Germania e il 5,5% della Francia (vedi il grafico seguente)».

Domande di brevetto in Europa suddivise per paese di origine (Fonte: Patent Index 2024, EPO)

Keypoints

  • La proprietà intellettuale è l’insieme dei diritti che tutelano i risultati dell’attività creativa e inventiva di un’impresa: invenzioni tecnologiche, marchi, design, know-how, software e altre opere dell’ingegno
  • Le principali forme di tutela sono brevetti, marchi e diritto d’autore
  • La tutela della proprietà intellettuale riveste un’importanza fondamentale per le imprese innovative: le startup innovative che depositano marchi e brevetti nella fase early stage hanno infatti una probabilità dieci volte superiore di ottenere finanziamenti di venture capital rispetto a quelle che non lo fanno. Per le exit il fattore moltiplicativo è 3,5
  • Il brevetto, in particolare, impedendo a terzi di “produrre, usare o commercializzare” l’invenzione senza il consenso del titolare del brevetto, rende la propria innovazione economicamente sfruttabile
  • Quello delle biotecnologie è il settore di gran lunga a maggiore intensità di proprietà intellettuale: il 50% delle startup di questo settore utilizza marchi e il 50% brevetti
  • Nelle life science la proprietà intellettuale assume un ruolo chiave, perché il contesto in cui l’innovazione si sviluppa è caratterizzato da elevati costi di ricerca e sviluppo, tempi lunghi di validazione e autorizzazione regolatoria e da un significativo livello di rischio tecnologico
  • I vantaggi di una sua gestione strutturata sono ancora più evidenti in una prospettiva di trasferimento tecnologico
  • La protezione della proprietà intellettuale dovrebbe essere affrontata sin dalle fasi iniziali della vita dell’impresa e, in ogni caso, prima che l’invenzione sia resa pubblica
  • Per affrontare i costi che la tutela della proprietà intellettuale comporta, la startup deve cercare finanziatori che comprendano l’importanza della proprietà intellettuale e siano disposti a investire nella protezione dell’innovazione.

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