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«Ho sempre fatto molta fatica a trovare qualcuno che si prendesse davvero in carico la mia salute. Mi sono ritrovata a rimbalzare da uno specialista all’altro, con referti in mano che non sapevo interpretare né a chi far interpretare». A parlare è Virginia Gambardella, CEO e co-fondatrice di Qura, startup milanese di salute preventiva nata a fine 2025. La frustrazione che descrive non è solo sua: sintomi persistenti, come stanchezza cronica, squilibri ormonali, problemi digestivi, che non trovano risposta in un referto ma pesano sulla qualità della vita sono diffusi nella popolazione, e generano preoccupazione e costi sanitari.
«Il sistema sanitario tradizionale non è attrezzato per intercettarli». Ed è qui che entra in gioco Qura.
Un vuoto che ha un nome
Gambardella quel vuoto lo chiama «middle care management»: lo spazio tra il paziente che sta male senza saperlo e il sistema che interviene solo quando il male ha già un nome. Prima di fondare Qura aveva già costruito una community da oltre 500mila persone attorno ai temi della salute. «Sono donne e uomini a caccia di informazione seria, di motivazione, di qualcuno a cui ispirarsi», racconta. «Vogliono sentirsi meno sole».
È stata quella platea, prima ancora che un’analisi di mercato, a convincerla che c’era spazio per qualcosa di diverso. Insieme al co-fondatore e CTO Gioacchino Grand, ingegnere con due esperienze come fondatore di startup, e alla Chief Medical Officer Margherita Gabba, internista con un decennio di pratica clinica, ha dato forma a un’idea che unisce diagnostica di laboratorio, intelligenza artificiale e medicina personalizzata.
Come funziona Qura
Il percorso di ogni utente parte da un questionario dettagliato su obiettivi di salute, sintomi, abitudini e storia familiare, sulla base del quale viene assegnato un personal doctor. Si prenota poi un prelievo in uno dei centri partner, distribuiti in undici regioni italiane, dove vengono analizzati oltre sessanta parametri: un pannello costruito con il team clinico per andare oltre il check-up standard senza scadere nell’eccesso opposto. Include tiroide, pannello ormonale, micronutrienti come vitamina D e B12, insulina a digiuno: parametri raramente presenti negli esami di routine. «Volevamo trovare il giusto compromesso tra approfondimento e ipermedicalizzazione», spiega Gambardella.
Quando i referti sono pronti, l’intelligenza artificiale li analizza e li categorizza prima ancora che il medico incontri il paziente. Non parla all’utente: prepara il personale medico. «Vogliamo cioè sollevarlo dal carico amministrativo e burocratico per restituire tempo a ciò che ha davvero valore nella pratica clinica: l’ascolto, la relazione, l’empatia», precisa Gambardella. La consulenza dura quarantacinque minuti. Al termine il personal doctor elabora un protocollo di salute con obiettivi chiari e un piano d’azione su alimentazione, sonno, gestione dello stress, attività fisica e integrazione. Il follow-up prosegue per tutto l’anno, con il medico sempre disponibile via chat. Otto i professionisti nel team attuale, destinati a crescere.
Gli investitori e i piani
Nelle scorse settimane Qura ha chiuso un round pre-seed da 1,5 milioni di euro guidato da United Ventures, con la partecipazione di Vento, il braccio venture della famiglia Agnelli-Elkann attraverso Exor, e di Italian Angels for Growth. «È stata una convergenza di intenti», dice Gambardella. «Ci siamo trovati, e abbiamo deciso di andare avanti».
I fondi serviranno a tre cose: crescita, sviluppo tecnologico e rafforzamento della direzione clinica. Sul fronte della crescita, accanto al canale diretto ai pazienti si apre quello delle partnership.
«Tanti player assicurativi stanno ricevendo richieste di servizi aggiuntivi», osserva Gambardella, «e anche i nostri membri ci chiedono di integrare Qura nelle loro coperture. È una direzione che esploreremo». L’espansione europea è il prossimo traguardo per il 2030, ma con i piedi per terra. «Siamo nati dodici mesi fa: per il primo anno di vita l’espansione non è la priorità». L’auspicio? «Mi auguro che Qura diventi un prodotto che ogni persona in Italia utilizzi per monitorare la propria salute, per prevenire prima che curare».
La scommessa più delicata
Resta una domanda che vale la pena porre, e che la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa ha affrontato nel suo libro Cattiva prevenzione: fare check-up frequenti e assumere integratori non è automaticamente sinonimo di salute. Più controlli non significa necessariamente stare meglio, anzi può generare ansia, falsi positivi, medicalizzazione di condizioni che non lo richiedono. Come si traccia il confine tra chi intercetta bisogni reali e chi li crea?
«Ogni patologia inizia in silenzio, prima di manifestarsi», risponde Gambardella. «Intercettarla prima, in alcuni casi, salva la vita. In altri, ne migliora notevolmente la qualità». La risposta non scioglie del tutto il nodo, e forse è giusto che rimanga aperto. Qura nasce per colmare un vuoto. Che quel vuoto non diventi a sua volta un mercato da alimentare è la scommessa più delicata di tutte.


