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414,1 milioni di euro sono stati raccolti nel 2025 dalle imprese innovative life science italiane: 1.229 startup e 362 Pmi innovative. Alla forte crescita dei capitali non corrisponde però un aumento proporzionale del numero di nuove startup: nel secondo semestre 2025 le nuove startup del settore sono 131, sostanzialmente stabili rispetto al secondo semestre 2024.
Questo il quadro che emerge dalla quinta edizione di LISTUP, l’osservatorio semestrale sull’ecosistema italiano dell’innovazione nelle scienze della vita promosso da Indicon, in collaborazione con Italian Tech Alliance, InnovUp e Growth Capital, presentato ieri a Milano a Palazzo Regione Lombardia.
«LISTUP, giunto alla quinta edizione, restituisce la fotografia del settore life science che continua a rappresentare circa il 12% dell’ecosistema italiano dell’innovazione. La notizia positiva è che il funding nel comparto è in forte crescita rispetto al 2024, arrivando a quasi 420 milioni di euro nel 2025», commenta Elena Paola Lanati, CEO di Indicon Società Benefit. «In questa edizione abbiamo voluto affiancare all’analisi italiana anche un confronto con la Francia: il mercato francese conta circa il 70% di imprese innovative life science in più rispetto all’Italia, ma raccoglie oltre cinque volte i capitali, con una raccolta media per impresa circa tre volte superiore a quella italiana. È un dato che evidenzia il potenziale ancora inespresso del nostro ecosistema e che può rappresentare uno stimolo importante per orientare le scelte future a sostegno dell’innovazione nel settore».
La tenuta del settore e la centralità lombarda
I dati LISTUP confermano il ruolo strategico del life science all’interno dell’ecosistema dell’innovazione italiano, pur in un contesto di transizione regolatoria legato all’entrata in vigore del DDL Concorrenza.
Il DDL Concorrenza è il provvedimento introdotto con l’intento di modernizzare l’economia italiana (qui ne abbiamo analizzato l’impatto sulle life sciences).
L’analisi evidenzia una capacità di reazione significativa di fronte ai cambiamenti normativi introdotti dal DDL. Il settore ha registrato una flessione del 9,5%, un dato inferiore al calo dell’11,7% rilevato nell’intero panorama delle imprese innovative. Le Pmi del comparto si confermano le realtà più stabili, con una variazione negativa contenuta al 4%.
Dal punto di vista geografico, la Lombardia si conferma il motore principale dell’innovazione ospitando il 28,3% delle realtà innovative, con Milano hub strategico che accoglie il 21,7% delle aziende censite nell’ultimo semestre del 2025. Seguono il Lazio con il 12% e la Campania con il 10,2%, a conferma di una polarizzazione territoriale definita.

Governance inclusiva e impatto dell’IA
Un tratto distintivo del settore riguarda la composizione della gestione aziendale. Il life science continua a distinguersi per una maggiore presenza femminile nei ruoli di vertice rispetto alla media: nel secondo semestre 2025 le imprese innovative con governance a prevalenza femminile sono il 17,1%, a fronte dell’11,3% registrato negli altri settori innovativi. Cresce anche la governance giovanile, nel settore la quota degli under 35 è pari al 14,9% rispetto al 10,7% generale.
La sanità digitale si conferma la categoria dominante, rappresenta il 46,4% delle imprese nate nell’ultimo semestre del 2025. Seguono Healthcare Products/Services (23,5%), MedTech (19,9%) e Biotech/Pharma (10,2%). L’innovazione tecnologica è trainata dall’intelligenza artificiale, integrata nel 38% delle nuove realtà del settore. Parallelamente, la telemedicina mostra segnali di crescita, interessando il 14,5% delle nuove imprese fondate nel secondo semestre del 2025.
Ricerca e specializzazioni terapeutiche
Il profilo delle imprese riflette una solida base di ricerca. Le aziende life science vantano una presenza di brevetti e software registrati del 31,3%, contro il 27,4% della media nazionale. Anche la qualità del capitale umano è elevata, con una quota di personale altamente qualificato che raggiunge il 31,9%. Sotto il profilo clinico, la neurologia rimane l’area terapeutica principale nel quinquennio osservato. Tuttavia, negli ultimi mesi si registra un incremento per la psicologia e la psicoterapia tra le startup, mentre l’oncologia rimane il riferimento principale per le piccole e medie imprese.
Il divario finanziario e il confronto europeo
Nonostante la spinta del digitale, i capitali si muovono lungo direttrici differenti. Nel secondo semestre del 2025 sono stati raccolti 279,5 milioni di euro in 28 round, con una crescita del 135% rispetto ai 118,7 milioni raccolti nello stesso periodo nel 2024. Cresciuto anche il valore medio dei round: 7,4 milioni di euro la raccolta media nel 2025 (10 milioni nel secondo semestre), a fronte dei 4,9 milioni del 2024 (4 milioni nel secondo semestre). La dinamica evidenzia un passaggio importante per l’ecosistema: il numero di nuove startup resta sostanzialmente stabile, ma aumentano in modo marcato i capitali investiti, indicando una maggiore selettività da parte di chi investe, che concentra le risorse su realtà con pipeline avanzate e maggiore capacità di scalabilità industriale.
I primi cinque round d’investimento (AAVantgarde Bio, NanoPhoria, Serenis, Biocentis, LeverBio) hanno assorbito l’85% del capitale totale del semestre, con un contributo rilevante di soggetti come Fondazione Enea Tech e Biomedical, che ha investito complessivamente 110 milioni di euro.

Il comparto Biotech/Pharma ha assorbito il 91% di questi fondi, confermando la preferenza degli investitori per innovazioni basate su una forte proprietà intellettuale. La sanità digitale ha attirato solo il 6% del capitale totale del semestre.
Dal confronto con l’ecosistema HealthTech francese – che consente di leggere il posizionamento dell’Italia in una prospettiva europea – il panorama italiano risulta ridotto. La Francia conta 2.738 imprese innovative nella salute, capaci di raccogliere 2,3 miliardi di euro di investimenti nel 2025, a fronte dei 414 milioni di euro totalizzati in Italia nello stesso anno dalle 1.591 realtà censite.

Il confronto mette in luce l’esistenza di un potenziale di crescita significativo per l’ecosistema italiano, che dispone di competenze scientifiche e tecnologiche di alto livello ma deve rafforzare ulteriormente la capacità di attrarre capitali, sostenere la crescita dimensionale delle imprese e accompagnare le startup nella fase di scale-up. Emergono anche differenze nella specializzazione dei due ecosistemi: in Italia prevale il Digital Health, che rappresenta quasi la metà delle nuove imprese life science nel 2025, mentre in Francia il comparto più rilevante è il MedTech.
Maturità del mercato
I dati complessivi segnalano una fase di consolidamento del mercato nazionale. Sebbene il numero di nuove startup nate nell’ultimo semestre sia rimasto stabile (131 rispetto alle 132 dello stesso periodo del 2024), il volume dei capitali è aumentato del 135%.
Un’ulteriore evidenza riguarda l’orientamento alla sostenibilità sociale, che è in crescita: le Società Benefit tra le startup del settore hanno raggiunto il 5,3%, superando la media generale del 4,4%.


