Startup Nations Standards Report: la collaborazione è necessaria per rafforzare la competitività dell'Europa

Startup Nations Standards Report: la collaborazione è necessaria per rafforzare la competitività dell’Europa

di Tiziana Tripepi
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Tiziana Tripepi

Perché ne stiamo parlando
In un’epoca in cui le startup sono sempre più riconosciute come motori chiave dell’innovazione e della crescita economica, è fondamentale stabilire un solido quadro normativo che ne supporti lo sviluppo. La nuova edizione del report evidenzia un miglioramento dell’Italia. Ma rimane la difficoltà nel mettere a terra il 28° regime.

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Costituzione rapida di startup, capacità di attrarre e trattenere talenti, utilizzo di piani di stock option, ambiente normativo che favorisce l’innovazione, soluzioni innovative negli appalti, accesso ai finanziamenti, inclusione sociale e diversità, “digital first”: sono questi gli otto “standard di eccellenza” per un ecosistema favorevole alle startup di cui l’Europe Startup Nation Alliance (ESNA), organizzazione dedicata a promuovere l’Europa nell’ecosistema globale delle startup, misura ogni anno il livello di attuazione nei paesi europei.


L’obiettivo è creare un ecosistema delle startup europeo coordinato e competitivo, fornendo anche ai decisori politici uno strumento pratico per comprendere cosa funziona e quali sono le criticità, per progettare riforme mirate.

I risultati, pubblicati nel report Startup Nation Standards, quest’anno rilevano un livello medio di attuazione del 70% di questi otto fattori, notevolmente più alto rispetto al 61% del 2024.

«Nel contesto globale attuale, sostenere le startup nella loro crescita e scalabilità in Europa è essenziale per salvaguardare la leadership tecnologica dell’Unione e la sua autonomia strategica» ha affermato Arthur Jordão, Executive Director di ESNA. «Il rapporto mostra progressi incoraggianti nelle modalità di attuazione degli standard (nella figura, gli otto “standard di eccellenza” per un ecosistema favorevole alle startup e la loro percentuale di implementazione a livello europeo, ndr), con un crescente allineamento tra ambizione politica e misure concrete messe in campo».

Bene anche l’Italia

E ci sono buone notizie anche per l’Italia, che ha raggiunto il 70% di implementazione di questi standard (+23 punti percentuali in un anno), arrivando così a posizionarsi in linea con la media Ue. Considerando ogni singolo fattore, l’Italia si distingue per attrazione dei talenti, inclusione sociale e qualità della normativa, mentre restano centrali le sfide legate a semplificazione burocratica, digitalizzazione dei servizi e rafforzamento del mercato delle exit.

«Ci autodefiniamo come il paese più bello del mondo, ed è evidente che l’Italia è attraente come Paese in cui stabilirsi per tanti motivi», commenta Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance. «Ma fa piacere scorgere in questi risultati un riferimento alla qualità della normativa: ritengo che la normativa che è stata inserita nella legge annuale sulla concorrenza (il cosiddetto Scaleup Act, per una sintesi dei provvedimenti leggi qui), e in particolare la norma che ha l’obiettivo di attrarre maggiormente gli investitori istituzionali verso il venture capital, sia assolutamente all’avanguardia a livello internazionale».

Rimane però l’enorme tema della burocrazia, «e la grande distanza che c’è tra chi le norme le decide, chi le implementa e chi le subisce. Il nostro ecosistema – continua Cerruti – è ancora troppo poco compreso, ancor prima che conosciuto, da chi ha ruoli di rilievo istituzionale o dirigenziali a livello ministeriale. Inoltre, anche se il nostro ecosistema sta crescendo – l’ultimo trimestre del 2025 è stato in trimestre in cui in assoluto le startup hanno raccolto di più (901 milioni di euro) – l’Italia rimane ancora molto lontana da altri paesi con scala economica similare o molto inferiore quando si tratta di attrazione di investimenti e investimenti raccolti dalle startup».

28° regime: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare

Il piano su cui orientare le battaglie deve essere quello europeo? «Sì» secondo Cerruti. «La chiave europea è quella giusta: più si riesce a sviluppare un level playing field, in cui tutti gli attori coinvolti competono con le stesse regole, meglio è per i singoli paesi, anche perché aumentano le possibilità di operare in maniera transnazionale. In un modo sempre più complesso, più si è uniti più si riesce a essere forti, incisivi e competitivi».

La proposta di costruire un quadro legale che consentirebbe a tutte le imprese (innovative e non) di operare in tutta l’Ue con un’unica struttura normativa (il cosiddetto 28° regime, di recente rinominato Eu-Inc), mira proprio a questo. «È un bellissimo auspicio», sottolinea Cerruti. «Ero a Bruxelles qualche giorno fa e la commissaria per le startup Ekaterina Zaharieva ha riconfermato in maniera netta l’impegno da parte della Commissione europea di andare verso questo tipo di regime.

Ma “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”: e in questo caso il mare sono le legittime prerogative degli Stati nazionali, che sono molto timidi, e si riservano di mantenere un’ultima parola rispetto a determinate questioni di diritto societario o di mercato del lavoro interno.

Una preoccupazione che si riscontra da due segnali: da una parte, una certa freddezza da parte del Consiglio europeo (l’organo che riunisce i capi di Stato o di governo dei 27 paesi membri), e dall’altra la proposta espressa dal Parlamento europeo di realizzare il 28° regime attraverso una direttiva e non un regolamento. «Recentemente l’eurodeputato René Repasi ha presentato un rapporto in questo senso», conclude Cerruti.

«Ma mentre il regolamento è direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, la direttiva deve essere recepita dai singoli Stati e demanda agli Stati membri le modalità, le tempistiche e l’attuazione concreta dell’auspicio normativo: peccato però che questo sia tutto il contrario di quello che si propone il 28° regime. La realtà dei fatti, insomma, ci dice quanto sia effettivamente difficile andare verso un’unione non solo di nome ma anche di fatto».

 

Foto di Евгения da Pixabay

Keypoints

  • È stato da poco pubblicato il report Startup Nation Standards 2025 che misura ogni anno il livello di attuazione nei paesi europei di otto “standard di eccellenza” per le imprese innovative
  • I risultati evidenziano un miglioramento dell’Italia, che ha raggiunto il 70% di implementazione degli otto standard di eccellenza, arrivando così a posizionarsi in linea con la media Ue (anch’essa del 70%)
  • L’Italia si distingue per attrazione dei talenti, inclusione sociale e qualità della normativa, mentre restano centrali le sfide legate a semplificazione burocratica, digitalizzazione dei servizi e rafforzamento del mercato delle exit
  • Anche se il nostro ecosistema sta crescendo, l’Italia rimane ancora molto lontana da altri paesi con scala economica similare o molto inferiore quando si tratta di attrazione di investimenti e investimenti raccolti dalle startup
  • La chiave europea è però quella giusta: più si riesce a sviluppare un level playing field, in cui tutti gli attori coinvolti competono con le stesse regole, meglio è per i singoli paesi, anche perché aumentano le possibilità di operare in maniera transnazionale
  • La proposta del 28° regime rimane un auspicio, che si scontra con le legittime prerogative degli Stati nazionali, che sono ancora molto timidi al riguardo
  • I timori sono stati espressi da una proposta del Parlamento europeo a realizzare il 28° regime partendo da una direttiva e non un regolamento europeo.

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