Rilemo, la diagnostica portatile che arriva al letto del paziente

Rilemo, la diagnostica portatile che arriva al letto del paziente

di Anita Fiaschetti
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Anita Fiaschetti

Perché ne stiamo parlando
Dalla ricerca tra il Politecnico di Milano e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare alla nascita della startup medtech. Con un dispositivo portatile di imaging elettromagnetico, Rilemo punta a rendere la diagnostica più rapida, accessibile e vicina al paziente. Vediamo come.

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Portare la diagnostica per immagini accanto al paziente, superando i limiti fisici dei reparti di radiologia. È questa la visione di Rilemo, startup italiana che sviluppa dispositivi portatili di imaging elettromagnetico in grado di supportare il personale medico nella diagnosi e nel monitoraggio delle patologie, direttamente sul campo. Alla guida del progetto c’è Valentina Lidoni, ventisei anni, ingegnera biomedica con un background nella ricerca, che insieme a un team multidisciplinare di ingegneri e medici ha trasformato anni di studio in un’iniziativa imprenditoriale nel settore digital health.

«Nasco come ricercatrice e ho sempre avuto il desiderio di contribuire, con competenze tecniche, a rendere la sanità più accessibile», racconta Lidoni. «Durante il mio percorso di studi ho lavorato su soluzioni digitali per la sanità e ho capito quanto fosse importante portare l’innovazione fuori dal laboratorio e dentro la pratica clinica».

Dalla ricerca alla nascita della startup

Il progetto Rilemo nasce dall’incontro tra diversi gruppi di ricerca e competenze scientifiche. Da un lato il Politecnico di Milano, dove Lidoni ha studiato ingegneria biomedica; dall’altro l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dove una parte del team svolgeva attività di ricerca nel campo delle tecnologie di imaging. Proprio da questa ricerca è nato il primo brevetto su cui si basa la startup, oggi concesso in licenza esclusiva alla società.

«Il team lavorava su due fronti complementari: software e intelligenza artificiale da una parte, hardware e fisica applicata dall’altra. La vera svolta è arrivata quando abbiamo iniziato a confrontarci direttamente con il personale medico. Ci siamo resi conto che molte delle tecnologie su cui lavoravamo in laboratorio erano ancora molto lontane da quello che i medici potevano realmente utilizzare negli ospedali. Da qui è nata la volontà di trasformare quella ricerca in qualcosa di concreto per i pazienti» spiega Lidoni. Dopo alcuni anni di sviluppo e trasferimento tecnologico, Rilemo viene fondata ufficialmente nell’ottobre 2024.

350 interviste per capire il bisogno clinico

Prima di definire il prodotto, il team ha scelto un approccio molto pragmatico: ascoltare direttamente i professionisti sanitari. I fondatori hanno condotto circa 350 interviste tra Europa e Stati Uniti, partecipando a congressi scientifici e visitando ospedali per comprendere le principali criticità della diagnostica per immagini. Il risultato è stato chiaro: le tecnologie disponibili oggi – come TAC e risonanza magnetica – funzionano molto bene, ma richiedono che il paziente venga portato nel reparto di radiologia.

«Quello che i medici ci hanno detto non era tanto migliorare ulteriormente le tecniche esistenti, ma avere strumenti che permettessero di acquisire immagini direttamente vicino al paziente. In molti contesti clinici questo farebbe una differenza enorme nella presa in carico. Il problema è particolarmente evidente in neurologia, dove la rapidità nella diagnosi può influenzare in modo decisivo l’esito delle cure» spiega Lidoni.

Un dispositivo portatile per l’imaging neurologico

Per rispondere a questa esigenza, Rilemo ha sviluppato una tecnologia di imaging elettromagnetico capace di analizzare il modo in cui i tessuti del corpo reagiscono alle onde elettromagnetiche. Il primo dispositivo sviluppato dalla startup è una fascia portatile del peso inferiore ai 500 grammi, che può essere applicata sulla testa del paziente e acquisire una scansione tridimensionale in circa cinque secondi. Le onde utilizzate sono non ionizzanti, simili per frequenza e potenza a quelle del Wi-Fi, e consentono di individuare la presenza o assenza di liquidi come sangue o acqua nei tessuti.

«La nostra tecnologia analizza le proprietà dielettriche dei tessuti e permette di identificare anomalie legate alla presenza di fluidi», spiega l’ingegnera. «Questo significa che possiamo rilevare, per esempio, la presenza di un’ischemia o di un’emorragia cerebrale in modo rapido e direttamente accanto al paziente». Un elemento chiave della tecnologia è la velocità di acquisizione delle immagini, che consente anche il monitoraggio continuo dell’evoluzione di una patologia o della risposta a una terapia. «Non vogliamo sostituire TAC o risonanza magnetica», precisa Lidoni. «Il nostro obiettivo è fornire uno strumento complementare che permetta ai medici di avere informazioni immediate quando serve prendere decisioni rapide».

Diagnosi più rapide e sistemi sanitari più efficienti

Il potenziale impatto della tecnologia è significativo sia dal punto di vista clinico sia da quello economico. Le emergenze neurologiche rappresentano uno degli ambiti più critici della medicina acuta: il solo ictus colpisce 11,9 milioni di persone ogni anno nel mondo, con un costo economico globale superiore a 890 miliardi di dollari. Nonostante l’urgenza, l’accesso al neuroimaging rimane strutturalmente limitato: la terapia di riperfusione raggiunge meno del 10% dei pazienti colpiti da ictus a livello globale, e i ritardi diagnostici sono tra le cause principali.

Sul piano economico, il costo di gestione di un paziente che richiede imaging può quasi quadruplicare quando la strumentazione non è disponibile in sede e si rende necessario un trasferimento esterno. Tecnologie di imaging al letto del paziente possono generare risparmi di diverse migliaia di euro per paziente, riducendo i trasferimenti non necessari e abbreviando i tempi di degenza. In questo scenario, una tecnologia portatile come quella sviluppata da Rilemo potrebbe contribuire a ottimizzare l’utilizzo delle risorse ospedaliere e migliorare la tempestività delle cure.

Dalla prototipazione alla validazione clinica

Rilemo, dicevamo, nasce formalmente nel 2024, ma il lavoro di ricerca che la sostiene parte già nel 2021. Oggi la startup è entrata nella fase di validazione clinica del dispositivo, necessaria per ottenere le certificazioni regolatorie. «Abbiamo completato l’industrializzazione del dispositivo e stiamo avviando le indagini cliniche necessarie per portarlo sul mercato. Il nostro obiettivo è arrivare alla commercializzazione entro la fine del 2027» afferma la ceo.

La startup conta oggi tredici persone tra co-founder, ricercatori e collaboratori. Il team è composto da ingegneri, esperti di intelligenza artificiale e medici, con competenze che spaziano dalla fisica applicata alla medicina d’urgenza. Sul fronte finanziario, Rilemo ha raccolto un primo round da business angel e sta preparando una nuova raccolta di capitali rivolta a investitori istituzionali.

Innovazione e impatto sociale

Oltre alla dimensione tecnologica, il progetto Rilemo nasce con una forte attenzione all’impatto sociale. La missione della startup è contribuire a democratizzare l’accesso alla diagnostica, rendendo le tecnologie mediche più accessibili, anche fuori dai grandi centri ospedalieri. «Crediamo che l’assistenza sanitaria sia un diritto fondamentale. Per questo lavoriamo per sviluppare tecnologie che possano essere utilizzate ovunque: negli ospedali urbani ma anche sul territorio, nelle ambulanze o in contesti con meno risorse».

Un impegno che riflette anche la volontà dei fondatori di costruire un’impresa capace di generare valore economico ma anche impatto sociale. «Fare impresa per noi significa contribuire a migliorare il sistema sanitario e la società in cui viviamo. Se riusciamo a portare diagnosi più rapide e accessibili alle persone, allora la tecnologia ha davvero fatto la differenza» conclude Valentina Lidoni.

Keypoints

  • Rilemo nasce dall’incontro tra ricerca accademica e imprenditorialità: una tecnologia sviluppata tra il Politecnico di Milano e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare è stata trasformata in una startup medtech con l’obiettivo di portare la diagnostica più vicino ai pazienti.
  • Il dispositivo sviluppato dalla startup utilizza imaging elettromagnetico non ionizzante e consente di acquisire immagini tridimensionali in pochi secondi attraverso una fascia portatile del peso inferiore ai 500 grammi.
  • La tecnologia è pensata in particolare per l’ambito neurologico, dove l’accesso rapido alle immagini è cruciale per individuare condizioni come ischemie o emorragie cerebrali.
  • I dati indicano un potenziale impatto significativo: fino a un paziente su cinque nei pronto soccorso necessita di diagnosi rapide legate alla presenza di fluidi e tecnologie più efficaci potrebbero ridurre costi ospedalieri e ricoveri.
  • Fondata nel 2024, Rilemo è oggi nella fase di validazione clinica e punta all’ingresso sul mercato entro la fine del 2027, con l’ambizione di rendere la diagnostica più accessibile, rapida e diffusa.

 

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