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L’ecosistema delle startup europee vale 1.000 miliardi. Perché faticano a scalare rispetto agli USA? L’analisi dell’ESNA

di Simona Regina
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Simona Regina

Perché ne stiamo parlando
L’Europe Startup Nations Alliance ha pubblicato lo Startup Ecosystem Outlook che analizza lo stato di salute del nostro ecosistema. Raddoppia l’occupazione e il valore, ma la scarsità di finanziamenti e la frammentazione dei mercati frenano la crescita delle imprese europee rispetto al mercato statunitense.

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Parliamo di startup europee: un ecosistema che è cresciuto molto negli ultimi dieci anni, anche se le singole aziende faticano a scalare rispetto alle imprese statunitensi. Il report dell’Europe Startup Nations Alliance lo misura attraverso occupazione, ricavi, venture capital e presenza di centauri e unicorni (le imprese che valgono, rispettivamente, più di 100 milioni e più di 1 miliardo di dollari).

I numeri della crescita

L’ecosistema delle startup dell’Unione europea è cresciuto in dimensioni e occupazione. Circa 1,6 milioni le persone occupate, il doppio rispetto al 2015, e 141 miliardi di euro di ricavi generati, raggiungendo una valutazione complessiva di circa 1.000 miliardi di euro (rispetto ai 244 miliardi nel 2015).

La crescita, però, non si distribuisce allo stesso modo lungo tutto il ciclo di vita delle imprese. E soprattutto non è paragonabile alle startup statunitensi. È il quadro che emerge dall’ESNA Startup Ecosystem Outlook 2026 pubblicato oggi, 1 ottobre, che analizza cosa succede alle startup europee dopo la fase iniziale.

ESNA rileva che tra il 2015 e il 2025 le aziende considerate scaled companies hanno rappresentato in media circa l’1,1% dell’ecosistema europeo, contro il 3,9% negli Stati Uniti. Guardando alla fase successiva alla nascita delle imprese, l’Europa non regge il confronto con gli USA, che ospitano oltre la metà degli unicorni mondiali (995 su 1.948 nel 2025) – la Cina detiene il 20% – mentre l’UE si ferma all’8% (passando da 19 unicorni nel 2015 a 151 nel 2025). Sul fronte delle imprese il cui valore supera i 100 milioni, l’Europa conta 2.403 centauri, rispetto ai 10.728 degli USA.

Quando però riescono a scalare, le aziende europee non necessariamente hanno performance inferiori. Nel 2025, secondo ESNA, i ricavi medi delle aziende europee classificate come centauri e unicorni hanno superato quelli delle startup statunitensi. Per i centauri UE si parla di 34 milioni di euro a fronte dei 22 milioni negli Stati Uniti, mentre per gli unicorni il valore sale a 187 milioni di euro rispetto ai 135 milioni americani. 

Il venture capital in Europa

L’UE nel 2025, con 32,3 miliardi di euro, è stato il secondo mercato mondiale del venture capital, ma con investimenti pari a circa un sesto di quelli statunitensi (189,9 miliardi di euro) e una differenza particolarmente marcata nei round superiori a 250 milioni di euro, che negli USA rappresentano circa la metà dell’investimento totale, mentre nell’UE sono molto rari. Il rapporto evidenzia un “paradosso”: l’UE presenta tassi di risparmio nazionale lordo nettamente superiori a USA e UK, ma non riesce a trasformare questa disponibilità in investimenti per l’innovazione. I capitali cioè rimangono “bloccati” in strumenti tradizionali e non arrivano alle imprese innovative, perché non vengono incanalati nei mercati di venture capital o nelle fasi più avanzate.

La European Investment Bank ha pubblicato un’analisi specifica sullo scale-up gap e rileva che le scale-up europee arrivano a raccogliere circa il 50% in meno di capitale rispetto alle aziende della Silicon Valley dopo dieci anni di attività, collegando il problema alla disponibilità di finanziamenti nella fase di crescita e alla frammentazione dei mercati finanziari europei. Nel suo Investment Report 2025/26, la Banca europea per gli investimenti rileva che i gestori di fondi indicano tra i principali ostacoli alla crescita proprio la disponibilità di finanziamenti quando le aziende devono crescere rapidamente. E segnala che i mercati europei sono più frammentati e deboli di quelli statunitensi, con un numero inferiore di quotazioni in borsa e operazioni di fusione e acquisizione rispetto al mercato americano. Inoltre, rileva che 12 mila miliardi di euro di attività finanziare delle famiglie europee sono ancora detenuti in contanti e depositi e che solo il 4% degli asset dei fondi pensione è destinato a private equity e venture capital, contro l’11% negli Stati Uniti.

In merito alla frammentazione dei mercati, la Commissione europea ha riconosciuto il problema e con l’EU Startup and Scaleup Strategy punta a intervenire lungo tutto il ciclo di vita delle imprese, dalla nascita alla maturità. La strategia prevede azioni articolate in cinque aree: finanziamenti più efficaci, accesso ai mercati, capitale umano, infrastrutture e riduzione delle barriere normative. In altre parole, il tema della crescita delle startup è entrato nelle politiche europee che inseriscono, almeno negli intenti, il supporto a startup e scale-up tra le priorità per la competitività e prevedono interventi per ridurre la frammentazione e gli oneri amministrativi (si veda anche European Innovation Act).

Serve un’azione coordinata per superare il collo di bottiglia della crescita

Il rapporto ESNA restituisce una fotografia dell’ecosistema europeo molto diverso da quello di dieci anni fa: è cresciuto il numero di aziende, è cresciuta l’occupazione e anche la capacità di attrarre capitale. Ma quando servono finanziamenti più consistenti e mercati abbastanza grandi per sostenerne la crescita, la distanza dagli Stati Uniti si allunga.

Per accorciare la distanza, secondo l’Europe Startup Nations Alliance serve più capitale nelle fasi avanzate, ma anche maggiore coinvolgimento degli investitori istituzionali (come fondi pensione e assicurazioni), la collaborazione tra gruppi di investitori di diversi Paesi europei, e condizioni normative che facilitino la crescita delle startup oltre i confini nazionali. Indicazioni che si ritrovano, con prospettive diverse, anche nelle analisi della Commissione europea e della Banca europea per gli investimenti.

«L’Europa ha sviluppato una base ampia e sempre più matura di startup». Ma come scrive Arthur Jordão, direttore esecutivo dell’ESNA (istituita nel 2021 con l’obiettivo di rafforzare il ruolo dell’Europa a livello globale, potenziandone le capacità imprenditoriali, innovative e competitive) è necessario potenziare questo percorso, «sviluppando i mercati dei capitali nelle fasi avanzate, mobilitando gli investimenti istituzionali, rafforzando i finanziamenti transfrontalieri e aiutando le aziende più ambiziose a crescere in Europa e a competere a livello globale».

E sottolinea che il rapporto appena pubblicato vuole essere uno strumento pratico per i decisori politici e gli stakeholder: monitorando in modo costante la filiera delle startup, la piattaforma dell’ESNA può supportare un’azione coordinata, al fine di accrescere la capacità innovativa e la competitività dell’Europa.

Keypoints

  • Negli ultimi dieci anni l’ecosistema delle startup nell’Unione europea è cresciuto, arrivando a impiegare circa 1,6 milioni di persone e raggiungendo 141 miliardi di euro di ricavi con una valutazione complessiva di circa 1.000 miliardi di euro.
  • L’Europa affronta tuttavia una chiara difficoltà nella fase di crescita rispetto agli Stati Uniti, dal momento che le aziende classificate come scaled rappresentano solo l’1,1% dell’ecosistema europeo contro il 3,9% di quello statunitense.
  • Le imprese europee che riescono a scalare mostrano elevate prestazioni con ricavi medi superiori alla media americana, ma il mercato del venture capital dell’UE rimane pari a circa un sesto di quello statunitense, con una forte carenza nei round di finanziamento più grandi.
  • Tra i principali ostacoli alla crescita vengono evidenziati la frammentazione dei mercati finanziari europei e la minore disponibilità di opportunità di quotazione in borsa o di operazioni di fusione e acquisizione rispetto al mercato americano.
  • Per colmare il divario e far crescere la competitività globale, le istituzioni europee e l’ESNA promuovono strategie finalizzate a mobilitare gli investimenti istituzionali, rafforzare il capitale nelle fasi avanzate e abbattere le barriere normative e transfrontaliere.

 

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