«È stata Serenis a trovare me»: come si costruisce un centro medico partendo da un bisogno personale

Salute mentale: Silvia Wang e la scommessa di Serenis per rendere più accessibile la psicoterapia

di Giulia Basso
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Giulia Basso

Perché ne stiamo parlando
È tra le startup europee a più alta crescita nella classifica Sifted, con ricavi passati da 2 a 40 milioni in tre anni. Silvia Wang racconta la storia di Serenis e come la startup sta crescendo oltre la psicoterapia online.

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Nel 2021 Silvia Wang aveva appena concluso l’esperienza con ProntoPro, il marketplace per i servizi professionali che aveva co-fondato e portato al successo. Avrebbe potuto fermarsi, o scegliere un terreno più sicuro. Invece, in piena pandemia, ha deciso di scommettere su un mercato che non esisteva ancora: la psicoterapia online in Italia, in un momento in cui lo stigma era alto. Ma anche gli investitori erano scettici e i pazienti diffidenti.

«È stata Serenis a trovare me», dice oggi, e lo dice andando oltre l’intuizione imprenditoriale. Serenis è riuscita a rispondere a un bisogno reale. Partendo da un’esperienza personale.

Fondata nel 2021 a Milano insieme a Daniele Francescon, Serenis è oggi un centro medico online con 40 milioni di fatturato, 3.500 professionisti in rete e 2 milioni di sedute erogate. Nel settembre 2025 ha chiuso un round di Serie A da 12 milioni di euro guidato da Angelini Ventures e CDP Venture Capital, portando la raccolta complessiva a 20 milioni.

Nella classifica Sifted 250 del 2025 figura al 66° posto tra le startup europee a più alta crescita. E quella che era nata come piattaforma di psicoterapia si è nel frattempo allargata a nutrizione, psichiatria e benessere aziendale, con una consapevolezza: lo stigma resta uno degli ostacoli principaliadh alla ricerca di aiuto.

Nel 2021 ha lasciato ProntoPro per entrare in un settore dove non c’era quasi mercato e lo stigma culturale era altissimo. Una scelta razionale o qualcosa di più viscerale?

«Dico sempre che è stata Serenis a trovare me. Dopo l’exit di ProntoPro non avevo nessuna voglia di ricominciare subito. Ma in quel periodo, complice anche il Covid, si parlava moltissimo di malessere mentale, ed era un tema che mi toccava da vicino: avevo fatto un percorso di terapia che mi aveva aiutata tantissimo, e mi ero resa conto di quanto fosse difficile trovarne uno di qualità in modo semplice. Quando un bisogno è così personale, la scelta è viscerale. Ma per fare impresa devi anche saper costruire un business plan che funzioni, così da avere più impatto sociale».

Quaranta milioni di fatturato, 3.500 professionisti, 2 milioni di sedute. C’è un momento preciso in cui ha capito che Serenis aveva smesso di essere una scommessa?

«Già nel primo anno, quando abbiamo capito di rispondere a un bisogno reale. Non guardando i numeri, ma leggendo le recensioni e i messaggi delle persone che ci raccontavano quanto il percorso le avesse aiutate. Da quel momento è cambiata semplicemente la natura della scommessa: non ci siamo più chiesti se Serenis dovesse esistere, ma quanto grande avrebbe potuto diventare».

Quando una piattaforma di psicoterapia scala velocemente, rischia la qualità del matching e la tenuta clinica. Quali meccanismi concreti avete costruito?

«Prima di tutto, una precisazione a cui tengo: Serenis non è un marketplace, è un centro medico, ed è responsabile del servizio che eroga. C’è un direttore sanitario che risponde della qualità clinica, ci lavorano solo psicoterapeuti selezionati con criteri rigorosi, e abbiamo firmato un manifesto per garantire un’attività etica e responsabile. La tecnologia serve a rendere il percorso più semplice e personalizzato, non a sostituire la responsabilità clinica. Sono sempre i pazienti e i terapeuti ad avere l’ultima parola».

Unobravo ha quasi il doppio del vostro fatturato. Siete nate nello stesso segmento, in Italia, quasi in contemporanea. Concorrenti o no?

«Il vero avversario, in un Paese dove la maggior parte delle persone che avrebbe bisogno di supporto psicologico ancora non lo cerca, è lo stigma, non chi fa il nostro stesso lavoro. Ogni attore serio che aiuta a normalizzare la salute mentale sta lavorando sullo stesso mercato che stiamo costruendo noi. Ma poi Serenis ha scelto di allargare il perimetro clinico – nutrizione, ADHD, psichiatria, benessere aziendale – e di conseguenza anche la strategia è diversa».

Quando ha fondato Serenis, la salute mentale digitale era quasi invisibile agli investitori italiani. Cosa è cambiato? E cosa manca ancora?

«In pochi anni è cambiato molto: aziende di scala, capitali istituzionali, benchmark europei. Quello che manca è la piena maturità della categoria. Servono più aziende capaci di dimostrare non solo crescita, ma risultati clinici, sostenibilità economica e capacità di integrarsi con il sistema sanitario».

Serenis è nata come piattaforma di psicoterapia e oggi comprende nutrizione, medicina, benessere aziendale, strumenti di intelligenza artificiale. Era nella visione originaria o è emerso lungo la strada?

«L’intuizione di fondo c’era: Serenis è nata dall’esperienza mia e del team come pazienti, prima ancora che come imprenditori, e chi vive la salute mentale sulla propria pelle sa che non è mai isolata dal resto, dal corpo, dal lavoro, dalle relazioni. Ascoltando le persone è diventato naturale che nutrizione e benessere aziendale entrassero a far parte dello stesso percorso. Ogni nuova area entra con lo stesso rigore clinico della psicoterapia: persone formate, responsabilità sanitaria vera, non un’estensione commerciale».

Con Angelini Ventures e CDP Venture Capital nel capitale si sente più libera o più vincolata?

«Non lo vivo come un vincolo. Con loro è arrivata più struttura: reporting più serio, board più formali, aspettative più chiare. In un settore dove sbagliare ha conseguenze sulla salute delle persone, avere qualcuno che ti chiede conto delle scelte non è un limite, è una rete di sicurezza in più».

Ha fondato due aziende, la seconda in un settore dove il fallimento ha conseguenze umane dirette. Come gestisce il peso?

«La responsabilità pesa, ma il modo giusto di gestirla è non confondere mai il ruolo dell’imprenditrice con quello del clinico. Io posso costruire un’organizzazione migliore, scegliere le persone giuste, mettere standard molto alti. Ma sulle decisioni cliniche devono decidere i clinici. Rispetto a ProntoPro, penso di essere diventata molto meno emotiva nei confronti dell’azienda.

La prima volta ogni problema mi sembrava enorme, ogni errore definitivo. Adesso so che le aziende sono una sequenza continua di cose che non funzionano come avevi previsto. Oggi non dobbiamo più dimostrare che la salute mentale digitale esiste: dobbiamo dimostrare quanto grande e strutturale può diventare».

Keypoints

  • Serenis nasce nel 2021 e in quattro anni diventa un centro medico online con 40 milioni di fatturato
  • Un direttore sanitario, criteri di selezione rigorosi e un manifesto etico garantiscono la qualità clinica, come racconta la CEO Silvia Wang
  • Serenis ha ora allargato il perimetro clinico a nutrizione, ADHD, psichiatria e benessere aziendale
  • Angelini Ventures con CDP Venture Capital ha guidato un round di Serie A da 12 milioni

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