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Trasformare la ricerca scientifica in impresa, fare in modo che generi un impatto economico e sociale. In altre parole, ricchezza per il nostro Paese. A che punto è il trasferimento tecnologico in Italia? Nonostante alcuni passi avanti negli ultimi anni, molte idee innovative sviluppate all’interno di università e centri di ricerca faticano a tradursi in spin-out accademici. In altre parole, il nodo del tech transfer non è ancora stato sciolto.
«Se da una parte, guardando le statistiche internazionali sulle pubblicazioni accademiche dei centri di ricerca, quelli italiani hanno una buona capacità di impatto: le classifiche sull’impact factor vedono i ricercatori italiani nelle prime 10 posizioni a livello mondiale. Dall’altra se guardiamo il numero di spin-out e loro capacità di raccogliere capitali e scalare, l’Italia non eccelle, anzi è la pecora nera a livello europeo» chiarisce Davide Turco, presidente di Italian Tech Alliance. «Dai dati del Dealroom European Spinouts Report 2025 emerge che tra i primi 70 atenei e centri ricerca che hanno capacità di generare spinout di successo, solo tre sono italiani, e sono tutti tra il 45° e il 70° posto. Ai primi posti troviamo invece Uk e Svizzera e Nord Europa».
Per questo Italian Tech Alliance, l’associazione italiana del venture capital, degli investitori in innovazione e delle startup e Pmi innovative italiane, in collaborazione con Pariter Partners, holding di investimento che investe in scienziati-imprenditori nelle fasi iniziali e in aziende deep tech, propone la Tech Transfer Academy: programma formativo dedicato al trasferimento tecnologico, dall’idea al mercato.
«L’Academy si rivolge a studenti, dottorandi, ricercatori e aspiranti founder, investitori e operatori di venture capital interessati al trasferimento tecnologico ma anche a TT Officer, corporate innovation manager», spiega Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance. «Ma anche – perché no? – a soggetti che professionalmente hanno poco a che fare con questo mondo ma che possono arricchire questo percorso».
L’importanza del trasferimento tecnologico per le scienze della vita
«Il trasferimento tecnologico è un lavoro di traduzione tra due mondi: quello della ricerca e quello dell’impresa» evidenzia Lucia Faccio, partner di Sofinnova Telethon Fund, sottolineando in particolare l’importanza del trasferimento tecnologico per le scienze della vita. «Il 70% dei prodotti che sono nelle pipeline di aziende farmaceutiche derivano dal mondo biotech, che a sua volta deriva dall’innovazione accademica. Una volta il tech transfer era pensato più come interazione diretta tra mondo accademico e mondo pharma, oggi trova finalmente finanziamenti e supporto anche con la creazione di startup».
E così la scienza diventa impresa.
«Quando ci si siede sulla sedia di ricercatrice accademica, si ha spesso l’impressione che la scienza sia tutto: ma la scienza è solo la scintilla. Occorre capire se la propria idea ha un vantaggio competitivo rispetto a ciò che già esiste. E per capirlo occorre parlare con gli investitori e il mercato» puntualizza Lidia Pieri, cofounder e Ceo di Sybilla Biotech. «Tutto questo aumenta la complessità, ma rende anche il viaggio più attraente. Io, che da ricercatrice sono diventata imprenditrice, ai ricercatori dico: “appassionatevi del fatto che si può creare impatto”».
Ma, come sottolinea Nicola Vitiello, rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, «le università e i centri di ricerca, quelle che contribuiscono alla produzione di conoscenza scientifica nel nostro paese, hanno un grandissimo bisogno di potenziare il TT. Negli atenei occorrono persone che sappiano mantenere un equilibrio tra la necessità di fare ricerca scientifica in modo libero e autonomo e quella di fare ricerca applicata». In altre parole, la formazione è cruciale (ne abbiamo parlato con Mauro Giacca qui). «Perché il technology transfer non si improvvisa».
Tech Transfer Academy
Si parte l’11 marzo (sei gli incontri) e il percorso formativo si concluderà il 29 aprile allo Human Technopole, l’istituto di ricerca per le scienze della vita fondato sei anni fa nel cuore di MIND, ex area Expo, a Milano.
Si affronteranno temi concreti e operativi, come il ciclo di vita del technology transfer, gli strumenti e le metodologie per valutare il potenziale di mercato, la valorizzazione dell’innovazione e la tutela legale della proprietà intellettuale, la scelta tra licensing e spin-off per trasferire i risultati di ricerca al mercato, il confronto con i modelli internazionali, le dinamiche del finanziamento early-stage, l’impostazione di una corretta governance e dei modelli societari.
«La ricchezza del percorso è rappresentata dai casi concreti che si possono incontrare, per esempio, nel corso dell’attività di investimento, per evidenziare le tematiche chiave che l’investitore, l’imprenditore-ricercatore e le corporate si trovano ad affrontare» puntualizza Matteo Elli, cofondatore di Pariter Partners. «Negli ultimi tre anni il tema del technology transfer in Italia si è evoluto. Pensate che sono nate più di 100 realtà esclusivamente da attività di trasferimento tecnologico, e più di 100 milioni investiti. Esistono cinque poli di TT tematici. È un momento quindi molto interessante per chi fa scienza e vuole fare impresa, ma soprattutto per quelle realtà industriali che intendono accelerare lo sviluppo e l’integrazione di tecnologie al loro interno».


