Una singola iniezione contro uno dei tumori più letali: la startup italiana che vuole riscrivere la radioterapia - pancreas

Una singola iniezione contro uno dei tumori più letali: la startup italiana che vuole riscrivere la radioterapia

di Michela Moretti
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Michela Moretti

Perché l’abbiamo scelta
BetaGlue Therapeutics è la nostra startup del mese: punta a trasformare la radioterapia in una procedura rapida, mirata e ad altissima intensità, capace di penetrare anche nei tumori più radio-resistenti come il pancreas e, forse, stimolare anche una risposta immunitaria endogena.

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Nel 2026, al Policlinico Gemelli di Roma partirà uno studio clinico che potrebbe cambiare il modo in cui si cerca di curare uno dei tumori più difficili in assoluto: il tumore al pancreas localmente avanzato e non operabile. Dopo il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco e del Ministero della Salute, l’Italia entra infatti nel programma internazionale che testerà una nuova forma di “radioterapia dall’interno” sviluppata per pazienti che oggi hanno poche opzioni e una sopravvivenza mediana di poco più di un anno.

A promuovere il trial è BetaGlue Therapeutics, startup italiana nata da un’idea sviluppata all’Università Federico II di Napoli e cresciuta grazie a capitali e competenze interamente europee. La società ha messo a punto YntraDose, una piattaforma di radioterapia in loco che combina microsfere radioattive e un polimero biocompatibile chiamato YntraDose Glue, per erogare all’interno del tumore dosi di radiazioni molto più elevate rispetto alla radioterapia convenzionale.

«Ad oggi abbiamo raccolto un totale di 32 milioni di euro, confermando la solidità del progetto e la fiducia degli investitori» ricorda Salvatore Calabrese, Chief Financial Officer di BetaGlue, sottolineando che il team continua a lavorare per attrarre ulteriori risorse indispensabili a sostenere lo sviluppo di soluzioni all’avanguardia. «La recente sottoscrizione di 7,5 milioni di euro da parte della Comunità europea attraverso l’EIC Fund, e l’aumento di capitale di 6 milioni sottoscritto dalla Fondazione Enea Tech, a dicembre dello scorso anno, rappresentano tappe strategiche che hanno accelerato la nostra crescita e potenziato le attività di ricerca e innovazione».

Gianluca De Danieli, Head of Clinical Development della startup, spiega così qual è l’obiettivo della tecnologia innovativa messa a punto. «Superare i limiti della radioterapia convenzionale, sia a fasci esterni che protonica, che non possono erogare dosi elevate senza danneggiare i tessuti circostanti. Con YntraDose puntiamo a concentrare una dose di radiazione molto più elevata solo all’interno della massa tumorale, grazie a YntraDose Glue che fa da “colla”, trattenendo le microsfere di Ittrio-90 nel sito di iniezione preservando completamente gli organi vicini.

È una forma di brachiterapia “one-shot”: una singola iniezione percutanea effettuata sotto guida TAC o ecografica, una procedura che dura circa cinque minuti. Il paziente, dopo la somministrazione, può tornare a casa e non deve rientrare per cicli successivi».

YntraDose è una piattaforma. Come funziona?

«Sì, stiamo costruendo una piattaforma modulare. La tecnologia può essere adattata a diversi tumori solidi, calibrando dose radioattiva da somministrare e volume di YntraDose Glue a seconda del target».

In quali tumori avete già sperimentato la tecnologia?

«Abbiamo completato studi clinici su fegato e su carcinoma duttale in situ del seno. Nel seno, per esempio, usiamo l’iniezione dopo la resezione chirurgica, per “ablare” i margini e ridurre il rischio di recidiva senza ricorrere ai cicli di radioterapia convenzionale».

Qual è stato il proof of concept che ha convinto gli investitori?

«Quando sono entrato nel 2022 abbiamo rivisto tutte le opzioni e abbiamo cercato una nuova indicazione, puntando sul pancreas: un tumore con un enorme bisogno insoddisfatto.

Abbiamo adattato il prodotto e condotto una serie di studi preclinici, sia in modelli murini che in un modello suino chiamato Oncopig, in cui abbiamo indotto un tumore pancreatico e lo abbiamo trattato con YntraDose.

Abbiamo condotto anche studi di sicurezza e collaborato con l’Università di Berlino usando linee cellulari pancreatiche come PANC-01. I risultati hanno confermato sia la sicurezza sia segnali incoraggianti di efficacia, con blocco della crescita tumorale e significativi effetti ablativi».

Quali sono i risultati ottenuti negli studi clinici di fase I che avete condotto?

«Nel fegato abbiamo trattato 7 pazienti e nel carcinoma duttale in situ del seno 13 pazienti. In entrambi gli studi la sicurezza è stata molto soddisfacente, senza eventi avversi rilevanti. Sul fegato abbiamo osservato risultati straordinari: già dopo 21 giorni dall’impianto vedevamo aree di necrosi nette alla diagnostica per immagini, mentre con la radioembolizzazione tradizionale si aspettano in genere 90 giorni per una conferma definitiva del risultato terapeutico.

In termini di riduzione della massa tumorale abbiamo osservato risposte che vanno dal 10 al 40% in media, con picchi fino all’80% in alcuni casi, pur trattandosi di numeri troppo piccoli per conclusioni statistiche. Tutti i pazienti hanno avuto la stabilizzazione della malattia, o una risposta parziale, o addirittura ablazioni complete».

Il nuovo studio sul pancreas che cosa prevede?

«Lo studio è il primo a trattare il pancreas con questa tecnologia. Abbiamo già ottenuto l’approvazione da MHRA (UK) e dal Ministero della Salute italiano, e partirà nel 2026 con la Fondazione Policlinico Gemelli.

Arruoleremo 10 pazienti con tumore pancreatico localmente avanzato o oligometastatico, quindi non operabili. Valuteremo tre aspetti: la sicurezza, la fattibilità della procedura, i primi segnali di efficacia (con un follow up a tre mesi dall’impianto). Prevediamo che un terzo Paese europeo possa unirsi allo studio».

Che risultati vi aspettate di raggiungere?

«I pazienti con tumore pancreatico localmente avanzato o oligometastatico hanno un’aspettativa di vita media di 13–15 mesi. Oggi l’unica terapia è quella neoadiuvante (chemio in aggiunta a radioterapia) per ridurre la massa per renderli operabili, e prolungare la sopravvivenza. Il nostro obiettivo è proprio questo: ridurre in modo significativo la massa tumorale, portare il tumore a uno stadio che possa eventualmente permettere la chirurgia e, allo stesso tempo, prolungare la sopravvivenza dei pazienti, lavorando sempre in combinazione con la chemioterapia».

Con YntraDose quali dosi riuscite a erogare nel tumore?

«Le radioterapie convenzionali arrivano in media a 55–65 Gy, frazionati in diversi cicli. Non si può aumentare la dose perché danneggerebbe organi e tessuti sani. Noi consegniamo in un’unica iniezione circa 100–105 Gy direttamente nel tumore.

Questo è fondamentale per il pancreas, che ha un microambiente ipossico e quindi è radio-resistente: con dosi tradizionali di radioterapia convenzionale l’effetto clinico rimane insoddisfacente

E la piattaforma potrebbe avere effetti immunologici, favorendo la risposta immunitaria: le radiazioni da ittrio-90 spezzando le catene di DNA delle cellule tumorali inducono lisi cellulare, e questo può favorire l’esposizione di antigeni tumorali al sistema immunitario. Il tumore pancreatico è noto per “nascondersi” al sistema immunitario, ed è uno dei motivi per cui l’immunoterapia oggi non funziona.

I dati preclinici suggeriscono che la nostra tecnologia potrebbe attivare una risposta immunitaria, aprendo scenari futuri molto interessanti, anche in combinazione con immunoterapie».

Come funziona la permanenza del prodotto nel corpo? Le microsfere possono creare problemi?

«YntraDose Glue si riassorbe nel tempo. Le microsfere rimangono in loco, esattamente come avviene già oggi nella radioembolizzazione epatica tradizionale, dove vengono iniettate per via arteriosa e restano nel fegato dopo aver perso la radioattività. Nel pancreas, però, la radioembolizzazione non è possibile perché il tumore è molto poco vascolarizzato. Per questo YntraDose rappresenta una novità assoluta: permette l’uso delle microsfere anche in un tumore in cui la via arteriosa non è percorribile».

Lo studio sul pancreas sarà dunque la vostra priorità?

«Assolutamente sì: tutte le risorse sono sul pancreas. Se la fase 1 del 2026 confermerà sicurezza e primi segnali di efficacia, partiremo con una fase 2 multicentrica in Europa e Stati Uniti, randomizzata, con endpoint di efficacia clinica. Realisticamente potremmo essere pronti ad avviarla nella prima metà del 2027».

Keypoints

  • BetaGlue Therapeutics è una startup italiana che ha sviluppato YntraDose, una nuova forma di radioterapia interna altamente mirata, pensata per affrontare tumori solidi particolarmente difficili da trattare.
  • Si tratta di una brachiterapia “one-shot”: una singola iniezione guidata da TAC o ecografia, che dura circa cinque minuti.
  • Nel 2026 partirà al Policlinico Gemelli di Roma il primo studio su pazienti con tumore pancreatico localmente avanzato o oligometastatico. Sarà focalizzato su sicurezza, fattibilità e primi segnali di efficacia, e arruolerà dieci persone.
  • YntraDose permette di erogare in un’unica iniezione circa 100–105 Gy direttamente all’interno della massa tumorale, superando il limite dei 55–65 Gy frazionati tipici della radioterapia convenzionale.
  • L’obiettivo è ridurre significativamente la massa tumorale, rendere possibile l’intervento chirurgico e prolungare la sopravvivenza, lavorando sempre in combinazione con la chemioterapia.
  • Gli studi clinici già condotti su fegato e carcinoma duttale in situ del seno hanno mostrato un’elevata sicurezza, necrosi visibile già a 21 giorni dall’impianto e una riduzione della massa tumorale compresa tra il 10 e il 40%, con alcuni casi che hanno raggiunto picchi dell’80%.
  • La tecnologia potrebbe anche contribuire ad attivare una risposta immunitaria antitumorale, in quanto la lisi cellulare indotta dalle radiazioni favorisce l’esposizione di antigeni tumorali al sistema immunitario, con potenziale sinergia futura con immunoterapie.
  • Finora la startup ha raccolto 32 milioni di euro, inclusi gli investimenti dell’EIC Fund e della Fondazione Enea Tech, che hanno dato un forte impulso allo sviluppo della piattaforma.

 

 

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